Ulrico

Condoni all’italiana

 

Sono nato nel 1954 a Turripiano, un piccolo paese della Valdidentro: venti case, più mucche che persone. La prima televisione è arrivata in paese da mio nonno, regalata dallo zio “ricco” che lavorava in banca a Milano. Tutti noi cugini andavamo dai nonni a vedere la televisione; quando comparivano sullo schermo le gemelle Kessler c’era un momento di panico, venivamo spinti dietro la “pigna” perché lo spettacolo era immorale. Erano gli anni 63-64, il 68 non era lontano. Mio padre era il maestro elementare. Faceva il falegname prima della guerra, ma in seguito a una ferita , avendo perso la funzionalità dell’arto superiore dx, aveva “approfittato” della carenza di insegnanti e da privatista aveva conseguito il diploma

Il reddito familiare era integrato dalla coltivazione della campagna, 3-4 mucche e il maiale. Il contesto era questo, condizioni molto modeste, in linea più o meno con le famiglie del paese.

In casa non si parlava di politica, molto di religione e il riferimento era la DC. Ho il rimpianto di non aver chiesto se al referendum i miei genitori abbiano votato per la monarchia o per la repubblica. Ma senz’altro hanno seguito le indicazioni del parroco.

Si avvertiva comunque in famiglia l’importanza dello STUDIO, dell’ISTRUZIONE per cui io, unico maschio con quattro sorelle (una diplomata magistrali e una laureata), ho sempre sentito che da me ci si aspettava che “andassi avanti a studiare”.

Fino alle medie, frequentate a Bormio, ero effettivamente fra i migliori della classe. E dopo un colloquio fra mio padre e il direttore del collegio dei salesiani di Sondrio (originario della Valdidentro) si decise che avrei fatto il liceo classico.

Nel 68 frequentavo la quinta ginnasio. Ho un ricordo molto vago del contesto extrascolastico, di quello politico in particolare. In realtà tutti gli anni del liceo sono stati un difficoltoso percorso di crescita e maturazione; la contestazione, le lotte degli studenti sono stati uno sfondo a cui ho partecipato con scarsissima consapevolezza. Il gap culturale e sociale con i miei compagni era notevole; la mia inadeguatezza, lo scarso rendimento scolastico hanno caratterizzato quegli anni e i ricordi sono di una grande fatica. Un ricordo che mi fa sorridere risale alla prima liceo; la classe era divisa in due e anche chi non voleva schierarsi era costretto a farlo. Le lezioni di Italiano con il prof Ivan Fassin, grande professore e equilibrato sindacalista morto nel 2015, vedevano un po’ meno di metà classe a studiare Dante e il resto, i contestatori, a studiare non mi ricordo più cosa.

Nonostante mi sentissi a ragione così “sfigato” i compagni (nel senso di compagni di scuola) erano in generale molto inclusivi e l’appartenere al gruppo, lo schierarsi aumentava la sensazione di essere accettato. Certo quando si trattava di scegliere fra movimento studentesco e avanguardia operaia le argomentazioni mi sembravano fantascienza; a me comunque, appartenete assieme a altri 3-4 compagni al “proletariato”, veniva bonariamente perdonata la mancanza di discernimento.

Mi rendo conto che descritto così il mio 68 può essere visto solo come una “finzione”. In realtà credo che sia stato importante per spingermi negli anni successivi a un impegno concreto in politica; non tanto in università a Milano (72 al 78, laurea in Medicina) dove la estrema frammentazione della sinistra extraparlamentare ha alimentato in me un senso di estraneità, ma in Valtellina, nel bormiese, nella lotta in particolare contro la speculazione edilizia.

A partire dal 75-76 insieme a pochi militanti del PSI del PCI locali e a associazioni ambientaliste ( Amici di Bormio) abbiamo condotto diverse battaglie.

Molte delle nostre lotte non hanno avuto successo. Spesso le amministrazioni erano espressione proprio di questi interessi speculativi e in quegli anni si è compiuto lo scempio del nostro territorio.

Mi ricordo le delusione nel vedere, oltre ai noti speculatori , le ACLI in località San Gallo realizzare una speculazione presentata come “case per i lavoratori”

Fondamentale è stato però il nostro contributo nel bloccare la speculazione nel parco dei Bagni di Bormio dove le ruspe avevano già iniziato a demolire l’albergo (in particolare la vecchia piscina).

Anche a Oga siamo riusciti a mobilitare la popolazione e a fermare la speculazione in località Calosio. In Oga invece sono stati bloccati per anni alcuni condomini; ma come accade in Italia non sono stati abbattuti e successivamente sono stati condonati.

Di quel periodo ricordo le riunioni “di lavoro” al soggiorno AEM con il geometra Palmieri e l’architetto Bettini che ci aiutavano a capire cosa era un Piano regolatore , i Piani di Lottizzazione, le aree verdi vincolate, pubbliche e private etc. ; competenze che mi sono poi state utili nel mio ruolo di consigliere di minoranza per tre volte in Valdidentro e più recentemente a Bormio.

Tornato stabilmente in Alta Valtellina nel 1980 ho iniziato a lavorare prima a Sondalo e poi come medico di medicina generale in Valdisotto dove continuo a esercitare la professione.