Valtellina e Valchiavenna: un futuro oltre il Corona Virus

 

Tra i pianeti ruotanti intorno al Sole eravamo forse l’unico dotato delle particolari qualità adatte alla nostra vita, con le risorse ambientali da noi curate da secoli. Ma con la nostra “moderna” insipienza abbiamo fatto di tutto per distruggere quelle qualità, anche con il Corona Virus. Ora sono necessarie svolte radicali nell’economia, nell’uso della scienza, entro una nuova   concezione anche etica.

 

Il territorio montano dell’attuale “Provincia di Sondrio”, costituito dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, ha vissuto nei secoli passati una sua particolare storia, complessa e caratterizzata dall’essere zona di confine, isolata tra alte montagne. Oggi questo lembo settentrionale di territorio Italiano partecipa improvvisamente ad una tragica globalizzazione prodotta dal pervasivo Coronavirus. Ma guardando ottimisticamente al superamento di questa grave situazione si deve comunque considerare un forte coinvolgimento del nostro territorio entro le trasformazioni epocali  emergenti. Il futuro del nostro territorio sarà sicuramente un mix tra specificità ed omologazione.

Il cambiamento climatico incide già ora, e inciderà  sicuramente parecchio sul  nostro territorio con la progressiva riduzione dei ghiacciai che tenderanno a scomparire. Si modificheranno anche le caratteristiche attuali della vegetazione, degli habitat di flora e fauna, e delle particolarità sulle quali si è basata l’attività agricola. La Svizzera, nell’  adiacente Canton Grigioni, ha predisposto  finanziamenti per nuove pratiche di agricoltura di montagna rispetto a quelle finora esercitate. La progressiva riduzione del manto glaciale accentuerà i rilevanti problemi che già attualmente si presentano: una notevole riduzione dell’apporto idrico negli invasi ed un aumento dell’apporto solido (ghiaia e detriti). In altri paesi alpini si stanno spostando  bacini in quota inseguendo il ritiro dei ghiacciai. Recentemente l’UNESCO ha riconosciuto un nuovo “ Patrimonio dell’Umanità” che ci riguarda conferendo questo attributo all’ “Alpinismo” quale bene immateriale, in quanto “arte di scalare le montagne e le pareti rocciose grazie a capacità fisiche, tecniche e intellettuali”. Con proteste da parte dell’altoatesino Reinhold Messner che ritiene necessario definire di quale alpinismo si tratta. Secondo lui il riconoscimento dovrebbe andare “ soltanto a quello tradizionale, non a quello sportivo; non a quello dei record di velocità, ne a quello dell’allenamento in palestra”

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Profondi cambiamenti interverranno sul nostro territorio montano indotti dalle nuove tecnologie. Quelle che trasformeranno il mondo in una “infosfera”. Introdurrenno anche da noi il telelavoro, la telemedicina e altro. Insomma anche i territori montani parteciperanno  al globale avvento delle nuove tecnologie digitali.

Autorevoli studiosi riunitisi recentemente in convegno a Camaldoli sul tema della “nuova centralità della montagna” rilevano che dopo un periodo di marginalità a vantaggio di sistemi metropolitani ed esodi verso la pianura è iniziato un “cotroesodo” spontaneo alla ricerca di nuovi stili di vita, di produzione e di consumo. Analoghe considerazioni a livello internazionale si trovano sul sito della “Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi”.

Va ben oltre una “boutade” l’attuale apertura al Guggenheim di NewYork, della mostra “Countryside The Future” nella quale un architetto di fama mondiale pronostica la “campagna”, l’anti-città, come ottimo luogo di vita. Una campagna che “ poco sa di stallatico e molto di bio-tecnologie,   di internet of things”.   

Questi studi affermano anche che nelle Alpi un “turismo sostenibile” sarebbe l’unica alternativa, a lungo termine, al turismo di massa in grado di garantire uno spazio vitale per la natura e per l’uomo. Ma per ora mancano i necessati accordi internazionali. Una proposta che va in questa direzione viene dal Ministero Federale Tedesco per l’ambiente,  la protezione della natura e la sicurezza nucleare.

Una svolta di grande lungimiranza in questa direzione sarebbe quella di compiere scelte di mobilità sostenibile orientata a fare prevalere l’uso del treno. Bene ha fatto l’Alto Adige a rifiutare la proposta delle Regione Lombardia di un tunnel sotto il Passo dello Stelvio per transito automobilistico.  

Il progetto svizzero del treno rosso del Bernina, fra St.Moritz e Tirano,  comprendeva una prosecuzione, con traforo del Mortirolo, fino al Tonale. Quasi una connessione con la ferrovia Trento – Malè – Val di Sole. Qualora si realizzasse il traforo ferroviario del Mortirolo e, con difficoltà maggiore, la ferrovia Tirano – Bormio, la Valtellina si aprirebbe decisamente verso l’Europa.

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Queste ipotesi di futuri interventi auspicabili dovrebbero essere accompagnate da una assidua cura per mantenere e valorizzare le particolari qualità ambientali che  caratterizzano il nostro territorio, che ne fanno un ecosistema alpino particolare, che ne fanno una grande risorsa culturale ed economica. Sarebbe questo intento a realizzare un importante mix tra omologazione e specificità.

GIOVANNI BETTINI Architetto