Prima durante e dopo il coronavirus

Quando un pericolo si affaccia all’orizzonte ci vogliono sangue freddo e buon senso. Un virus conosciuto così contagioso e aggressivo si pensava fosse un problema unicamente cinese fino a quando, prima ancora di Febbraio, è sbarcato in Lombardia con le conseguenze devastanti che tutti noi conosciamo.

L’istituzione di una zona rossa a Codogno e la consapevolezza della gravità sanitaria a cui si stava andando incontro ha provocato effetti collaterali piuttosto spiacevoli e irrazionali tra la popolazione. Ad iniziare dall’assalto ai supermercati per far scorta di prodotti alimentari, igienizzanti e, a parte la mancanza di buon senso nel concentrarsi numerosi tra uno scaffale e l’altro, è venuto a mancare lo stesso senso civico nei confronti di chi venendo dopo si ritrovava il vuoto con l’esaurimento delle scorte. Follia allo stato puro.

Stesso discorso nell’affollare qui in Valtellina le piste da sci e gli impianti di risalita, l’occupazione o l’esodo nella grande fuga dalla Lombardia, Tanto per diffondere il Covid ed il panico nel resto d’Italia, appena prima del decreto governativo di chiusura totale. E non mi piace il termine lockdown visto che solitamente quando si parla troppo in inglese c’è qualche fregatura dietro l’angolo.

Parliamo piuttosto, usando il nostro bell’ italiano, di arresti domiciliari forzati. Quarantena certo necessaria per limitare i danni di un coronavirus oramai dilagante e inarrestabile, grazie anche al mancato isolamento degli altri focolai ad Alzano e Nembro nella bergamasca e Orzinuovi nella bassa bresciana.

Il tanto decantato sistema sanitario lombardo, eccellenza nazionale, è andato in tilt; si è pagato il sistema di smantellamento dei presidi Sanitari territoriali, i privilegi alla privatizzazione speculativa, la gara tra pubblico e privato nel fare cassa, ignorando i pochi remunerativi sentieri della prevenzione e della formazione professionale. Con questa inedita emergenza i nodi sono dolorosamente venuti al pettine, medici e infermieri mandati allo sbaraglio, mancanza di dispositivi protettivi, ecatombe evitabile nelle case di riposo, timori nel precettare le strutture sanitarie private e nell’utilizzare vuoti alberghi per una quarantena in condizioni di sicurezza per i convalescenti dimessi dagli ospedali o positivi all’interno dei nuclei familiari.

Il sistema sanitario lombardo si è svelato per quello che è: un consolidato e forte potere mafioso legalizzato, con l’avvallo politico di ogni giunta di qualsiasi colore succedutasi dai decenni passati ad oggi.

Criminale poi l’atteggiamento di Confindustria, più aggressiva dello stesso Virus, nel non voler sospendere le attività produttive pure in evidenti condizioni di pandemia.

Comunque con il superamento dell’emergenza niente sarà più come prima, a partire della questione sanitaria. Il concetto di salute intesa come benessere strettamente personale non potrà più funzionare con i valori conosciuti fino ad ora. Il Covid19 ce lo ha dimostrato apertamente, anche la salute è un bene comune e va preservata collettivamente con le strutture adeguate e i dovuti accorgimenti che devono riguardare tutti. Compresi i braccianti stranieri che per 4 soldi e in condizioni sanitarie e abitative vergognose raccolgono la frutta e le verdure che ci ritroviamo “magicamente” sulle nostre tavole.

Nel frattempo, ormai alla fine di aprile, come a Carnevale siamo tutti in maschera, Cercando di conciliare Le nostre esigenze con le regole di sicurezza generale e qualche spazio di libertà. Anche in questo caso più che i decreti o i protocolli istituzionali è la pratica del buon senso che deve funzionare con un forte senso civico come principale garanzia per limitare nuovi inevitabili contagi quando partirà la fase 2.

Ma restiamo al tema della libertà individuali dopo circa due mesi di sequestro domiciliare. Evitare gli assembramenti è stato logico e lo sarà anche in futuro ma impedire solitarie passeggiata o corse nei parchi suona veramente assurdo. Salute non significa soltanto sfuggire al malefico virus ma anche svolgere attività fisiche all’aperto respirando finalmente aria pulita grazie al crollo delle emissioni inquinanti a cui ci si era da troppo tempo assuefatti.

Addirittura si sono utilizzati droni per monitorare il territorio nell’ individuare i salutisti trasgressori; bambini e ragazzi sclerati in casa davanti a computer e videogiochi; famiglie ristrette in spazi delimitati e spesso angusti mentre in troppe fabbriche s’è continuato a lavorare come se niente fosse e dipendenti di Amazon le misure protettive se le potevano giusto sognare durante il sonno. Noi chiusi in casa o sanzionati, industriali, imprenditori e multinazionali libere di continuare con i loro sporchi profitti sulla pelle dei lavoratori e degli altri cittadini.

Al culmine dello squallore si sono aggiunti i solerti italiani che armati di telefonino si sono prodigati nel segnalare alle autorità competenti camminanti trasgressori, avvistati in prati, vigneti e selve. Nel 75 ° anniversario della liberazione dal nazi-fascismo viene da chiedersi come si sarebbero comportati questi compatrioti ligi al dovere se fossero vissuti negli anni quaranta del secolo scorso. Avrebbero denunciato gli antifascisti e segnalato i rifugi partigiani? E oggi? Credere obbedire e combattere in nome della democrazia e del profitto?

Nella attuale modernità esiste un prima, un durante e un dopo al Coronavirus. Il prima è stato il pessimo periodo storico che ci ha portato in questa situazione, il durante lo stiamo vivendo da qualche mese, il dopo dipenderà in buona parte dalle esperienze e dai pensieri maturati all’ombra della quarantena.

Dopo avere risolto I problemi esistenziali legati alla sopravvivenza quotidiana si dovranno rivedere molte delle nostre scelte passate in rapporto al profitto, allo sfruttamento, alla mobilità, ai combustibili fossili, al territorio, alla natura e ad altro ancora.

Potrebbe essere l’occasione per arrivare a un salutare e radicale punto di svolta per garantirci un esistenza sociale più equa e solidale. Pensando al mondo che ci aspetta non si può che concordare con il climatologo Luca Mercalli quando afferma che il virus sarà poca cosa rispetto al disastro ambientale futuro.

Piero Tognoli