Nicoletta

Un’esperienza unica e indelebile

 

Oggi è la sede del Palazzo di Giustizia di Sondrio; allora, quando nel
’72 vi feci il mio ingresso come “primina”, era la sede dell’Istituto tecnico
per geometri e per ragionieri. In quegli anni traboccava di studenti, in
prevalenza figli del popolo come me. A seguito della scolarizzazione di
massa degli anni ’70, il “De Simoni” era infatti vissuto dai genitori come
il transito più sicuro verso un lavoro migliore del loro, magari nel settore
creditizio-bancario in piena espansione (il mito del lavoro in banca) o
in quello delle professioni, nel quale con il boom edilizio la figura del
geometra aveva fatto passi da gigante nella considerazione sociale e nella
gerarchia delle professioni più ambite, soprattutto nei paesi. Io venivo da
una famiglia operaia: mio padre lavorava come operaio tecnico specializzato
al Cotonificio Fossati nello stabilimento detto “Tessitura” alla periferia
sud della città dove oggi è ancora in funzione una fabbrica tessile del
gruppo Marzotto. Mia mamma, invece, dopo un periodo di lavoro come
sarta, si era dedicata per intero alla famiglia. Oltre ad essere un attivista
sindacale della CGIL, mio padre era iscritto al PCI, partito al quale aderì
anche mia madre alcuni anni dopo. Date queste condizioni, il loro atteggiamento nei confronti delle lotte sociali e dei movimenti di quegli anni
non poteva che essere molto favorevole, così come la loro opinione sui
diritti civili, libertà di divorzio e di aborto in primo luogo. L’educazione
che mia sorella ed io ricevemmo era di tipo tradizionale, anche se influenzata
positivamente dalle loro opinioni politiche. Qualche momento di
conflitto c’era, come normalmente avviene tra genitori e figli.
Quando il De Simoni mi accolse con quel volto arcigno di fiore all’occhiello
dell’edilizia scolastica del Ventennio che gli era caratteristico, avevo
perciò già un orientamento politico abbastanza preciso e cominciai subito
a interessarmi all’attività politica che vi si svolgeva e che aveva come
figure di riferimento studenti di qualche anno più vecchi di me come Piero
Farina ai Geometri e Ugo Mazza a Ragioneria. Partecipavo alle assemblee
di istituto generalmente sui temi legati alla scuola e ai diritti degli studenti,
collaboravo alla diffusione di materiale di propaganda dentro e fuori la
scuola e mi facevo tutte le manifestazioni di piazza, allora abbastanza frequenti, sia quelle organizzate dagli studenti legati alle sigle della sinistra
extraparlamentare sia quelle promosse dai sindacati o da schieramenti più larghi come quelle del 25 aprile. Per limitarmi al mio primo anno alle
superiori ricordo a dicembre lo sciopero e la manifestazione in occasione
dell’anniversario della strage di Piazza Fontana; nel febbraio del ’73
due mobilitazioni, quella per protestare contro l’assassinio dello studente
milanese Franceschi e quella contro la presenza a Sondrio del capo dei
fascisti italiani Giorgio Almirante; a marzo la partecipazione studentesca
allo sciopero generale; ad aprile le iniziative sul tema della riforma della
scuola secondaria e il corteo del 25 aprile che vide la partecipazione di
duemila persone con una fortissima componente giovanile e studentesca;
nell’anno scolastico ’73-’74 ci furono le lotte per i trasporti e la mensa, un
altro sciopero generale con relativa manifestazione, un corteo per le vie
cittadine sui decreti delegati e il referendum sul divorzio. Organizzammo
iniziative anche per protestare contro la strage di piazza della Loggia a
Brescia. Poi negli anni successivi ci fu un relativo calo della mobilitazione
studentesca, ma il movimento nelle scuole era ancora piuttosto forte.
Dimenticavo l’impegno internazionalista sul Vietnam e, dopo il golpe di
Pinochet dell’11 settembre del ’73, sul Cile.
Rispetto alle posizioni politiche dei miei genitori, io m’ero spostata decisamente a sinistra: appartenevo politicamente ad Avanguardia Operaia
di cui frequentavo la sede in salita Ligari a Sondrio e facevo parte del
Comitato unitario di base (CUB) della mia scuola e del Comitato d’agitazione
degli studenti medi che collegava i CUB dei vari istituti sondriesi.
Ricordo la partecipazione alle riunioni di elaborazione e approfondimento
tenute dai dirigenti del movimento e la preparazione del materiale di
propaganda da diffondere nelle varie situazioni.
Ripenso a quel periodo con grande nostalgia anche perché ho incontrato
e conosciuto persone con cui ho condiviso speranze e impegno per il
cambiamento della società nonché momenti di divertimento. Sicuramente
il ’68 ha rappresentato una vera e propria rivoluzione che ha investito
tutti gli aspetti di vita di quel periodo, dal modo di confrontarsi pubblicamente
su temi fino ad allora considerati intimi e tabù per le famiglie, alla
partecipazione a eventi musicali, teatrali e culturali in genere innovativi
rispetto alle forme “classiche” consegnateci dalla tradizione. Partecipavo
alle feste dei movimenti organizzate con poche risorse e tanta fantasia;
in occasione di una di queste, il festival di Bandiera Rossa, ricordo di
aver giocato a freccette con Eugenio Finardi, allora agli inizi della carriera.
Forse lo stesso anno ascoltai gli Area in concerto presso il palazzetto
dello sport di Morbegno. Per tutti noi giovani della contestazione
molto importanti erano stati i riferimenti musicali ai grandi gruppi rock(Pink Floyd, Rolling Stones, Jim Morrison, Jimi Hendrix, ecc.) che rappresentarono
la colonna sonora di quel periodo. Anche i cantautori italiani
andavano alla grande. Ricordo con simpatia le parole di mia madre
che sottolineava, non senza ironia, la mia passione per le loro canzoni
che avevano trasformato la canzone italiana da semplice intrattenimento
a strumento anche di diffusione delle idee di cambiamento in atto.
Dopo la seconda metà degli anni Settanta il cosiddetto periodo del riflusso
conseguente alle crisi dei gruppi di riferimento rappresentò per me
l’inizio di una nuova esperienza di impegno politico: tornai per così dire
in seno alla “casa madre”, il PCI dei miei genitori, e ciò coincise anche
con un ‘impegno lavorativo presso lo stesso nell’apparato tecnico. Posso
dire, però, con certezza che la fase di partecipazione ai movimenti aveva
rappresentato per me una esperienza unica e indelebile. Vuoi mettere la
stagione degli anni ’70 con quello che è venuto dopo?