Modesto

Gettai la scopa per terra e me ne andai

 

Provengo da una famiglia della Val Tartano; eravamo otto fratelli/sorelle e i miei genitori vivevano dell’allevamento di qualche mucca.

Ho iniziato a lavorare a undici anni, come “tuttofare” in una trattoria a Morbegno, in località Ponte di Ganda. Ero vessato e super sfruttato; mi pagavano 300 Lire la settimana e la domenica mi gratificavano con ulteriori 150 lire, di cui 100 per il biglietto d’ingresso al cinema.

Nel 1969 cominciai a lavorare come apprendista da un artigiano falegname di Morbegno; ero sottopagato, non avevo la garanzia della busta paga a fine mese e ovviamente non mi furono versati i contributi INPS. In quel periodo cominciai a frequentare assiduamente Adriano Angelini, che conoscevo grazie al fatto che le nostre famiglie erano entrambe oriunde di Tartano.

Mi si aprì un nuovo orizzonte, fatto di ideali di giustizia, di eguaglianza sociale e di libertà individuale. Che Guevara divenne – e rimane a tutt’oggi – il mio idolo. Quando anni dopo feci un viaggio a Cuba ricordo che fui molto dispiaciuto quando scoprii che era considerato alla stregua di Camilo Cienfuegos. Sono passati cinquant’anni, tutto è cambiato ma la mia immagine su whatsapp è una foto del Che…

A fine 69 – se ben ricordo verso ottobre – con Adriano Angelini e altri cinque studenti affittammo un locale in un vecchio immobile in centro Morbegno e fondammo “Soccorso Rosso”. L’idea di partenza era di rendere operativa una struttura di assistenza “legale”, finalizzata ad aiutare i compagni operai che venivano ingiustamente licenziati, avvalendosi delle competenze di alcuni studenti universitari.

L’anno successivo – 1970 – da Soccorso Rosso divenimmo Gruppo Operai Studenti di Morbegno e entrarono a farne parte parecchi altri studenti e operai. Il GOSM era ispirato alla resistenza partigiana, a ideali di giustizia, solidarietà, libertà e uguaglianza uomo-donna, ricco-povero, studenti-operai. Il gruppo ebbe contatti con Avanguardia Operaia, Lotta Continua e con il Movimento Studentesco di Milano. Eravamo attivi in azioni di denuncia e sensibilizzazione, tramite volantinaggi e tazebao, principalmente contro la guerra in Vietnam, le armi nucleari, il consumismo sfrenato, il capitalismo e la mancanza di diritti sindacali nelle fabbriche.

In occasione di scioperi davamo man forte alle azioni di picchetto davanti alle imprese del morbegnese – Metallurgica Martinelli e Nuovo Pignone – e promuovevamo momenti di incontro e discussione durante le feste del 1° Maggio e del 25 Aprile.

Sostenevamo iniziative a favore del divorzio e dell’aborto, della legalizzazione della marijuana, dell’obiezione di coscienza – allora la naia era ancora obbligatoria – e della difesa della natura.

L’azione forse più rilevante del GOSM fu la contestazione del comizio del 26.04.1972, a Morbegno, di Borromeo d’Adda, appartenente al Movimento Sociale. Si andò allo scontro diretto contro i fascisti intervenuti; ci fu l’intervento dei carabinieri e vennero fermati alcuni compagni, che vennero poi rilasciati in tarda serata grazie alla protesta popolare davanti alla caserma. Uno di loro, A. P., che scandiva lo slogan “carabinieri servi dei padroni” rimase invece in caserma fino al mattino seguente. Non parlò mai di quella notte ma divenne sempre più cupo, depresso e ci colpevolizzò per la mancata condivisione di quell’esperienza negativa; in seguito troncò i rapporti con noi, non rivolgendoci neppure più la parola.

Ci fu anche – sempre in questo periodo elettorale – una contestazione estemporanea ad una processione cattolica che si svolgeva proprio in concomitanza col comizio tenuto dal partigiano, ex PCI, Giuseppe Alberganti di Milano, approdato al Movimento Studentesco a fine anni 60. Ricordo che nel 1976 assunse la carica di presidente del Movimento Lavoratori per il Socialismo.

Tra le iniziative del GOSM, su proposta del Movimento Studentesco di Milano, ci fu poi l’organizzazione di un concerto degli Area – con Demetrio Stratos, al Palazzetto dello Sport di Morbegno.

Il concerto riscosse un grande successo di pubblico e la totalità dell’ingente incasso venne destinata al finanziamento del settimanale Fronte Popolare, edito appunto dal Movimento Studentesco.

Ritornando a me, nel 1970 venni assunto come apprendista dalla falegnameria Pezzini di Morbegno, che contava allora una trentina di dipendenti.

La retribuzione, perlomeno sicura, e il clima lavorativo erano migliori rispetto alle mie precedenti esperienze anche se ero comunque soggetto a vessazioni e soprusi anche da parte degli operai più anziani. In questa ditta era tra l’altro ”tradizione” che le pulizie serali venissero fatte dagli apprendisti in orario extra lavorativo e senza pagamento degli straordinari.

Una sera, stanco di subire, mi ribellai, gettai la scopa per terra e me ne andai senza terminare le pulizie.

Venni licenziato in tronco e, quando mi rivolsi ai sindacati, scoprii che non mi avrebbero appoggiato, anzi…

Senza l’appoggio dei sindacati era ovviamente impossibile il mio reintegro in azienda, quindi Adriano Angelini e un altro compagno con competenze in materia produssero uno scritto in cui veniva perlomeno quantificato un indennizzo per il mio licenziamento.

Consegnai la richiesta di indennizzo all’azienda Pezzini accompagnato da un compagno in giacca e cravatta, che si spacciò per il mio avvocato!

Nel 1973 lasciai Morbegno; ottenni la licenza media grazie alle 150 ore – conquista che non avremmo certo ottenuto senza le lotte operaie del 68 -, frequentai per un paio d’anni un istituto tecnico per geometri e poi diedi uno sbocco alla mia attività lavorativa divenendo artigiano. Mi specializzai nel settore contract, che mi consentì di lavorare quasi sempre all’estero, da Miami a Hong Kong, da Istanbul a Antwerpen, da Haifa a Abu Dhabi, da Antibes a Parigi …

Certamente, dal punto di vista lavorativo, mi inserii nel contesto capitalistico ma non “sfruttai” mai i miei assistenti.

Negli anni successivi alcuni compagni del GOSM, tra cui Adriano Angelini dal 1976 al 1978, si iscrissero al Movimento Lavoratori per il Socialismo – il cui segretario di sezione era Enea Sansi; altri entrarono a far parte del sindacato e dei partiti della sinistra; altri ancora “si ritirarono a vita privata” dimentichi degli ideali di un tempo; alcuni pagarono la loro militanza con problemi di carattere psichico (mi ricordo in particolare di Stachanov – poi morto negli anni successivi – che parlava solo se si trattava di “un argomento chiaro e ben delineato”).

Uno di loro, Bobo, morì negli anni 1975/76 cadendo da un’impalcatura, anzi da un’impalcatura mancante.

Alcuni entrarono nel mondo della droga: Hashish di Regoledo, mio fratello Gino e altri ancora pagarono tale scelta con la vita.

Personalmente ho sempre tenuto fede agli ideali del 68 e sono felice di aver vissuto quel momento storico, che ha certamente dato un corso totalmente diverso alla mia vita.