Il lungo ’68: gli ideali

Quali erano gli ideali e i valori da cui prese le mosse il movimento del ‘68 e che negli anni, pur tra le infinite divisioni dei suoi partecipanti in gruppi, gruppetti, partiti e partitini, hanno continuato a costituire un comune orizzonte di riferimento, se è vero che allora, almeno nei primi tempi del movimento, c’era una grande permeabilità tra i diversi gruppi, e ancora oggi, a distanza di 50 anni, le persone intervistate, pur avendo fatto esperienze diverse e avendo militato in formazioni spesso in aspro conflitto tra loro, si riconoscono tutte come appartenenti ad uno stesso grande movimento?

Nei primi tempi del’68, le critiche alla scuola di classe, la rivendicazione del diritto allo studio come diritto universale, la contestazione dell’autoritarismo a scuola, in famiglia e nella società furono al centro del dibattito e delle lotte.

 

“Io ho aderito al movimento del 68 perché condividevo le idee, le analisi, le proposte, o sogni che si agitavano e si producevano e agivano nel 68. Ne elenco alcune che più mi hanno interessato e mosso all’impegno. La contestazione dell’autoritarismo, dei poteri esercitati per diritto divino o ereditario o  di ruolo o di classe, senza mandato o delega: nella società, nella famiglia, nelle fabbriche, nelle scuole, nella chiesa, nelle caserme; la rivendicazione del principio che “quod omnes tangit ab omnibus tractari debet”, ciò che riguarda tutti deve essere trattato da tutti; e che ciò che riguarda tutti, è bene comune e quindi a tutti appartiene; l’obiezione di coscienza al servizio militare; l’idea che il diritto allo studio- (…) è un diritto fondamentale, stabilito per altro nella nostra Costituzione, l’idea che la scuola deve promuovere in senso reale e umano, far crescere,  formare non solo tecnici ma anche politici, tecnici ma anche uomini colti, liberare e creare energie creative, uomini liberi.”  (Gigi)

Gli ideali della Scuola di Barbiana ci affascinavano e coinvolgevano:costituire un’istituzione inclusiva, democratica, con il fine di far arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo d’istruzione, garantendo l’eguaglianza fra gli studenti con la rimozione di quelle differenze che derivavano da censo e condizione sociale. Erano idee che stimolarono forti discussioni fra noi studenti. Ci si riconosceva in quel modello scolastico anche perché l’ITI era frequentato prevalentemente da figli di operai o tecnici che ambivano a un diploma “.( Sergio)

“Non ho impiegato davvero troppo tempo a sentire miei i motivi della protesta: le critiche alla «scuola di classe», le istanze per una maggiore giustizia sociale, l’impegno in direzione di una effettiva uguaglianza in Italia e nel mondo, il disgusto per l’appoggio dello Stato all’estrema destra violenta e stragista, la critica verso un sistema economico basato sullo sfruttamento non di rado unito a pessime condizioni dell’ambiente di lavoro, l’ideale di una società in grado di valorizzare «ciascuno secondo le sue possibilità» provvedendo «a ciascuno secondo i suoi bisogni» ecc.”(Ennio)

“Con tutto questo pregresso gli avvenimenti del 68 vennero da me vissuti come la possibilità di realizzare i miei ideali di giustizia sociale unita anche ad un piena libertà nei rapporti interpersonali”.(Enzo)

“La spinta antiautoritaria, a mio giudizio, fu quella più evidente, per lo meno nel mio contesto scolastico di appartenenza. Anche se furono di portata contenuta, noi studenti fummo generalmente in grado di attribuire valore alle azioni di volta in volta intraprese e che implicavano la prima nostra affermazione in qualità di soggetti. Tali azioni, pur “modeste”, prefiguravano dimensioni  e significati destinati a pervenire, negli anni successivi, ad una più chiara consapevolezza e maturazione e a saldarsi con le spinte  sviluppatesi in tutti gli ambiti sociali e istituzionali, assumendo una prospettiva globale. Nelle piccole cose si racchiudeva in embrione qualcosa che sarebbe diventato molto più grande ed era già chiaro che non ci sarebbe stato un ritorno all’indietro”. (Luisa)

In breve tempo, anche in valle, a queste istanze si aggiunsero quelle per una maggiore giustizia sociale, la critica verso un sistema economico basato sullo sfruttamento dele classi lavoratrici, la lotta al fascismo,  l’antiimperialismo e l’internazionalismo

“Notevole anche l’impegno internazionalista, significativa in particolare la grossa manifestazione a Sondrio contro il golpe in Cile e la morte di Allende. Inoltre abbastanza spesso si organizzavano pullman per partecipare a manifestazioni nazionali (Vietnam, Palestina) . Un capitolo a parte e di notevole importanza è stato quello dell’ Antifascismo: le manifestazioni del 25 aprile in quel periodo erano particolarmente vivaci e partecipate e talvolta ci distinguevamo nei cortei o con comizi separati rispetto a quelli ufficiali o con slogan (la resistenza è rossa, non è democristiana!)”(Carlo)

Ciò comportò, come si vedrà più avanti, un ampliamento degli ambiti di azione degli studenti e un parallelo coinvolgimento nel movimento di giovani lavoratori più o meno precari.