I “collettivi” e i “gruppi” di paese

I “collettivi” e i  “gruppi” di paese

Come si è visto nelle pagine precedenti,  fin dalle sue origini il movimento degli studenti in provincia di Sondrio aveva manifestato attenzione e interesse nei confronti della classe operaia.  Gli studenti che si battevano contro l’autoritarismo e la scuola di classe si  sentivano vicini ai lavoratori   in lotta per il miglioramento delle condizioni di vita, dentro e fuori la fabbrica. 

Con l’avanzare del  processo di politicizzazione  del movimento, il rapporto con la classe operaia acquistò un nuovo significato. Le ideologie dei  diversi gruppi  della sinistra extraparlamentare che si erano costituiti in provincia facevano tutte  riferimento alla storia del movimento operaio, al pensiero  marxista  e alle teorie sociali, economiche e politiche che da esso si erano sviluppate nel corso del ‘900.  La ricerca di un’ alleanza tra  studenti e classe operaia  divenne quindi un elemento centrale della strategia  politica  di quelle formazioni.  

All’attività di sensibilizzazione e mobilitazione all’interno delle scuole si aggiunse quindi  quella rivolta alle fabbriche.   

“(…) Facevo volentieri “il lavoro di fabbrica” perché era vicino alle condizioni concrete di vita e di lavoro. Ricordo lunghe conversazioni con gli operai per capire esattamente come erano le condizioni “dentro”, per raccogliere il più minutamente possibile informazioni sulla nocività, sui ritmi, sui tempi, su come avveniva lo sfruttamento nelle pieghe dell’organizzazione del lavoro, per riuscire poi a stendere un volantino da distribuire a tutti che fosse comprensibile, con un linguaggio il più vicino possibile alla lingua comune, così che risultassero concreti e credibili gli obiettivi da portare avanti.” ((Anna) 

“Nei primi anni 70 come Movimento Studentesco avevamo organizzato mostre sulla salute in fabbrica e costruito legami con gruppi operai “sensibili”.(Roberto)

“Per quanto riguarda il mio percorso politico, nei primi anni del mio lavoro al Fossati fui vicino alla sinistra extraparlamentare, anzi partecipai ad Avanguardia Operaia, un gruppo che mi interessava in primo luogo perché aveva un buon radicamento operaio soprattutto in alcune grandi città industriali, insomma non si trattava della solita composizione studentesca che caratterizzava la maggior parte della nuovo sinistra, anche se a Sondrio gli operai erano pochi. AO proponeva la costituzione sui luoghi di lavoro di Comitati unitari di base (CUB), forme di auto-organizzazione operaia fuori dai sindacato confederali. Io ed altri operai del Fossati non uscimmo dal sindacato, restammo iscritti alla CGIL e con la nostra azione cercammo di imporre ai vertici obiettivi e forme di lotta più avanzate. Noi del turno di notte riuscimmo a realizzare una forma di sciopero che causava il dimezzamento della produzione, senza che ciò comportasse un salasso per i nostri salari.”(Valerio)

“(…)nelle fabbriche: la nostra presenza ai cancelli era costante (la mia in particolare al Fossati, fabbrica tessile di Sondrio), con volantini di sostegno alle lotte, ma anche di critica alle politiche sindacali, a nostro avviso troppo moderate. Anche le industrie valtellinesi negli anni ’70 furono caratterizzate da manifestazioni e scioperi, alcuni anche spontanei e parecchi operai non disdegnavano il confronto con gli “studenti” che stavano ai cancelli, nonostante qualche diffidenza, e alcuni aderirono anche alle nostre proposte politiche.”(Carlo)

L’ambito  principale in cui questa “alleanza” prese forma e si sviluppò non furono però i cancelli delle fabbriche, ma i cosidetti   “collettivi” o “gruppi” di paese. 

“Sono nati i Collettivi di paese (Ponte, Tirano, Grosio/Grosotto, Caiolo, Chiavenna ecc) che hanno permesso di confrontarci con realtà nuove, più vicine al mondo del lavoro, così come l’elaborazione, la riflessione e l’intervento (seppur limitato) alle fabbriche Fossati.”(Federico)

“Il momento più alto della partecipazione alla nuova sinistra in provincia fu quello dei cosiddetti “Collettivi di paese”, gruppi di giovani simpatizzanti e attivisti che a partire dal ’71/’72 cominciarono a riunirsi, a discutere, a promuovere iniziative. A Grosotto, dove mi recavo quasi tutti i giorni, le normali riunioni erano due a settimana. Eravamo un bel gruppo, una dozzina più i simpatizzanti. Raccoglievamo qualche fondo per i giornali di Lotta Continua e del Quotidiano dei Lavoratori, scrivevamo a mano i manifesti da appendere, ciclostilavamo i volantini. Nella nostra zona collettivi sono stati attivi a Bormio, Sondalo, Grosio, Grosotto, Tovo, Tirano, Villa e Bianzone.” (Ettore) 

I gruppi o collettivi di paese costituiscono, a nostro parere, un’esperienza peculiare della stagione dei movimenti in provincia di Sondrio. Le difficoltà di raggiungere, dai diversi paesi dove risiedeva la maggioranza dei giovani valtellinesi il capoluogo, dove, invece,  si concentravano le scuole superiori e dove si svolgevano le principali inziative culturali e politiche, la crescita, sia pure non cospicua, del numero di persone che si iscrivevano all’Università e che, quando tornavano in valle, riportavano nuove idee e nuovi stimoli, il diffondersi dell’interesse per le nuove idee della chiesa del dissenso anche tra  gruppi di giovani oratoriani  e parrocchiani avevano favorito, un po’ in tutta la valle, la nascita, sul finire degli anni ’60, di diverse associazioni e gruppi giovanili. Pur avendo differenti finalità, essi  rispondevano tutti a un  bisogno  di socialità, di conoscenza e di crescita culturale che  il contesto socio-economico  dei piccoli paesi, in cui era (ed è tutt’ora) suddivisa la popolazione valtellinese e valchiavennasca,  non era in grado di soddisfare. Sul Corriere della Valtellina del 3 gennaio 1970 è possibile leggere il resoconto di un’ interessante ricerca svolta da due  giovani studenti  sondriesi, Luciano dell’Acqua e Gigi Confalonieri, che ci forniscono un quadro articolato sull’associazionismo giovanile, censendo 13 gruppi distribuiti su tutto il territorio provinciale, con esclusione dei gruppi politici e delle associazioni sportive. La ricerca  evidenzia  la presenza di un fermento diffuso tra la gioventù locale tale da favorire anche  il nascere (ad Ardenno, Tresivio e Tirano) di gruppi spontanei, che però faticavano a darsi un minimo di organizzazione. Le finalità dei gruppi erano prevalentemente concentrate sulla promozione di iniziative culturali  e/o di interventi sociali a sostegno della fasce deboli di popolazione, con qualche apertura anche ai problemi dell’ambiente, senza però alcun preciso riferimento politico o ideologico. 

Il vento del ’68 che, come abbiamo visto precedentemente, aveva cominciato a soffiare nelle scuole di Sondrio nell’autunno di quel mitico anno, ben presto investì  anche le organizzazioni giovanili dei paesi.

E’ sempre la stessa ricerca a segnalare un processo di politicizzazione in atto nel gruppo giovanile di Talamona. “A Talamona esiste un movimento giovanile di operai e studenti che, nato con propositi culturali, va spostando i suoi interessi  verso problemi di  carattere sociale e politico, realizzando, per esempio, inchieste sulla situazione dell’industria e dell’agricoltura del luogo.”

Nello stesso periodo un processo analogo cominciava a interessare anche un gruppo di giovani parrocchiani  di Chiavenna. 

“In quel periodo, si era agli inizi degli anni ’70, si era creato un giro di giovani con cui si condividevano la passione per la musica rock, per le camminate in montagna e per le discussioni. Il nostro luogo di ritrovo era la parrocchia, dove eravamo cresciuti, tanto che, a suo tempo, il parroco e i suoi collaboratori mi avevano proposto di rendermi disponibile come educatore in oratorio e io l’avrei fatto ma… per stimolare una discussione critica sul Vangelo. Cominciavamo a vedere in modo molto critico certe cose della Chiesa. Veniva emergendo tutta un’area di contrapposizione alla Chiesa ufficiale, gerarchica, partendo da una formazione e da una tradizione cattolica e continuando a credere nel messaggio evangelico. Da lì ad una critica alla società intorno a noi il passo era breve. Era iniziato un processo di maturazione politica che a poco a poco portò nel ’72 alla formazione del Collettivo operai-studenti con sede in alta via Dolzino (a Chiavenna n.dr.) che era un luogo dove si discuteva soprattutto di politica.”  (Mauro P.)

Altri gruppi si costituirono invece direttamente sull’onda delle nuove idee “rivoluzionarie” che, partendo dalle scuole di Sondrio, si erano ormai diffuse in tutta la provincia.  

“Però, anche nella parte più remota della nostra provincia-paese, gli effetti di quell’aria di sovversione evidentemente giunsero in qualche modo perché, ancora studenti delle medie, nel 1970-1971 io, mio fratello di due anni più grande, il Cippo (Fabrizio Bondio) che aveva solo un anno di più di me, ed una decina di altri nostri più o meno coetanei (anche ragazze e già questo era motivo di scandalo!) fondammo il Collettivo comunista di Ponte in Valtellina.

Utilizzavamo una vecchia casa del Cippo mezzo diroccata in fondo al paese, vicina a casa sua e da tempo inutilizzata. Ci riunivamo il pomeriggio dopo la scuola (se non dovevamo lavorare perché si era figli di contadini ed in casa si doveva collaborare) ed anche la sera dopo cena.

Si discuteva e si studiava e da Sondrio venivano dei ragazzi più grandi di noi (fra tutti ricordo Carlo Ruina) a tenerci lezioni sul marxismo.” (Giovanni S.)

“Nel capodanno del 1969 un gruppo di studenti universitari chiede e ottiene dal sindaco socialista di Sondalo Aldo Bonafoni la disponibilità di una sala comunale per allestire  una grande mostra sulla resistenza vietnamita (con documentazione sull’offensiva del TET) finalizzata alla raccolta di fondi da devolvere al Comitato Vietnam di Milano. Il successo è enorme, nella notte di Capodanno quasi tutto il paese visita la mostra donando una consistente somma. Nel 1970 un gruppo di studenti e lavoratori fonda il Circolo Gramsci di Sondalo. Per più di due anni funzionerà come luogo di dibattito e di formazione politica per quella generazione di giovani donne e uomini che diventeranno il nucleo portante dell’amministrazione comunale fino al 1995.”(Giorgio)

“A fine 69 – se ben ricordo verso ottobre – con Adriano Angelini e altri cinque studenti affittammo un locale in un vecchio immobile in centro Morbegno e fondammo “Soccorso Rosso”. L’idea di partenza era di rendere operativa una struttura di assistenza “legale”, finalizzata ad aiutare i compagni operai che venivano ingiustamente licenziati, avvalendosi delle competenze di alcuni studenti universitari. L’anno successivo – 1970 – da Soccorso Rosso divenimmo Gruppo Operai Studenti di Morbegno e entrarono a farne parte parecchi altri studenti e operai. Il GOSM era ispirato alla resistenza partigiana, a ideali di giustizia, solidarietà, libertà e uguaglianza uomo-donna, ricco-povero, studenti-operai.” (Modesto)

“A Regoledo, frazione di Cosio Valtellino dove abitavo, si era costituito un gruppo politico ad orientamento comunista. Vi partecipavano operai e studenti, iscritti o simpatizzanti di partiti come PCI (Partito Comunista Italiano), PSI (Partito Socialista Italiano), FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana) o di gruppi extra-parlamentari come AO (Avanguardia operaia), MS (Movimento Studentesco, poi Movimento Lavoratori per il Socialismo), LC (Lotta Continua), PdUP (Partito di Unità Proletaria per il Comunismo) e anarchici, o anarco-comunisti come qualcuno si definiva. Ho l’impressione che vi fosse più collaborazione tra i gruppi extraparlamentari e di movimento e i partiti istituzionali, che si lavorasse su tematiche comuni e si perdesse meno tempo a discutere delle differenze come ora.(…)”(Erveda)

“Il mio impegno politico era però cominciato a Tirano alcuni anni prima, risaliva al 1970, anno in cui cominciai a frequentare il GAD (Gruppo di azione democratica), che era composto da studenti, universitari e medi, professori e qualche operaio. Ci si ritrovava in una sede situata nell’allora piazzale Trombini, con una piccola libreria e con un ciclostile per la stampa dei volantini e documenti di controinformazione. Il dibattito ed il confronto interno venivano arricchiti dalle novità che gli studenti universitari portavano da Milano.” ((Ugo)

“Ci fu anche il Collettivo dell’Alta Valle, (con sede a Bormio n.d.r) che politicamente era decisamente schierato a sinistra al quale partecipavano sia compagni della nuova sinistra sia compagni/e del PCI. Partecipò attivamente anche il frate betharramita Domenico Canciani, docente al locale liceo scientifico che per questa attività venne allontanato. Oltre a tutta la partita “ambiente e territorio”, temi sui quali si lavorava di concerto con l’associazione, il collettivo interveniva sui temi politici più generale: l’antifascismo che provocò minacce pesanti dei Sanbabilini milanesi in vacanza a Bormio, l’internazionalismo con un’iniziativa in piazza Cavour sul colpo di stato in Cile e i temi della fase politica. Grandi tazebao di denuncia illustravano tutte le iniziative.” (Fabio T.)

Alcuni di questi gruppi vennero  egemonizzati dai gruppi extraparlamentari in particolare Movimento Studentesco e Avanguardia Operaia, altri, pur condividendo molte analisi ed ideali della nuova sinistra, non assunsero una precisa connotazione politica. 

“In particolare per me è stata molto importante l’esperienza del Collettivo di Chiavenna che ho aiutato ad aggregarsi e a legarsi ad A.O. sviluppando un intenso lavoro politico. All’interno del gruppo era forte la presenza di operai che lavoravano nelle fabbriche locali (erano rappresentate più o meno tutte); si sviluppò quindi un’esperienza di dibattito, riflessione e di intervento politico/sindacale significativo. La costanza dell’attività dei compagni, la loro presa di coscienza li rese protagonisti di lotte e vertenze importanti, fino ad arrivare ad organizzare un corteo per le vie di Chiavenna dopo un comizio sindacale per la Persenico.”(Federico)

“A 17 o 18 anni avevo aderito al Gruppo Operai Studenti di Morbegno, che era composto principalmente da universitari, ma anche da alcuni operai. Molti studenti provenivano dal Movimento Studentesco (MS), quello che faceva riferimento alla Statale di Milano, ma vi erano anche quelli che simpatizzavano per altre organizzazioni della sinistra o che vi aderivano. (…).”(Gianni)

“Furono anni di lavoro non solo con gli studenti ma anche con gruppi di giovani che chiamavamo gruppi di Paese e che furono coinvolti in campagne come quella contro il referendum abrogativo della legge sul divorzio, con compagni dei sindacati e dei partiti della sinistra, con l’ANPI e con intellettuali che si interessavano a quanto stava accadendo tra i giovani. “(Angelo)

Caratteristica comune a tutti i gruppi era la presenza  al loro interno di giovani studenti e giovani lavoratori, in prevalenza operai.  I racconti ci offrono  un quadro vivido sia  del clima che regnava all’interno dei diversi gruppi , sia delle attività che li caratterizzavano.

“(…) partecipazione alla costituzione e al funzionamento del Collettivo comunista di Caiolo, un’esperienza peraltro comune ad iniziative simili
in altri paesi della provincia, che si sviluppò tra il ’71 e il ’74. Tenevamo
riunioni, almeno settimanali, alle quali partecipavano dalle dieci alle
venti persone. Si discuteva, oltre a tematiche generali, anche questioni
di paese. Il Collettivo di Caiolo oltre all’attività di dibattito e propaganda
ha organizzato per due anni un doposcuola per ragazzi delle elementari
e delle medie, è stato fra i promotori della Cooperativa agricola
di Albosaggia-Caiolo-Faedo e ha collaborato all’attività amministrativa
del Paese, avendo all’epoca tra i suoi attivisti un assessore comunale. Io
stesso, finito il servizio militare nel giugno del 1975, sono stato eletto
consigliere comunale, nella maggioranza di sinistra, e ho poi collaborato
all’attività amministrativa per una ventina di anni, nove dei quali con
la “funzione”, non il ruolo (come previsto dall’attuale legge pro-podestà),
di sindaco.” (Piero F.)

“L’interessamento del gruppo regoledese non era rivolto solo alla macropolitica, ma alla vita politica locale, con partecipazione di massa ai consigli comunali, il sostegno alle lotte operaie delle piccole fabbriche locali, in specifico delle fabbricchette di produzione di forbici, che ora non ci sono più. Pubblicavamo una rivista mensile, Il Rabin, che trattava, oltre alle tematiche locali, anche quelle su antifascismo, antimperialismo, politica, cultura nazionale e internazionale. Ho collaborato con un paio di articoli, di cui uno sulla musica popolare, e aiutavo a ciclostilare e vendere il giornale” (Erveda)

“Il gruppo(Gruppo Operai Studenti di Morbegno n.d.r) ebbe contatti con Avanguardia Operaia, Lotta Continua e con il Movimento Studentesco di Milano. Eravamo attivi in azioni di denuncia e sensibilizzazione, tramite volantinaggi e tazebao, principalmente contro la guerra in Vietnam, le armi nucleari, il consumismo sfrenato, il capitalismo e la mancanza di diritti sindacali nelle fabbriche. In occasione di scioperi davamo man forte alle azioni di picchetto davanti alle imprese del morbegnese – Metallurgica Martinelli e Nuovo Pignone – e promuovevamo momenti di incontro e discussione durante le feste del 1° Maggio e del 25 Aprile. Sostenevamo iniziative a favore del divorzio e dell’aborto, della legalizzazione della marijuana, dell’obiezione di coscienza – allora la naia era ancora obbligatoria – e della difesa della natura.” (Modesto)

“Il ruolo principale del gruppo era costituito dalla denuncia e dalla controinformazione sui temi internazionali, come la guerra del Vietnam, e nazionali, ma anche su quelli locali come i problemi degli operai della Cartiera di Tirano, che all’inizio degli anni ’70 furono impegnati in una dura lotta contro la chiusura della fabbrica: la società proprietaria fallì alla fine del ’71, ma poi un anno dopo il lavoro riprese dopo il subentro del gruppo Fabbri. Sulla vicenda della Cartiera il GAD redasse un “libro bianco” di denuncia. Un’altra iniziativa fu presa da alcuni insegnanti che orbitavano attorno al GAD e che organizzarono dei corsi serali gratuiti per i lavoratori, finalizzati al conseguimento della licenza media. Questo fatto costituiva per Tirano una novità assoluta, molti furono i partecipanti e praticamente tutti ottennero il diploma della scuola media. Nel GAD c’erano posizioni diverse, alcuni facevano riferimento alla sinistra tradizionale, altri simpatizzavano per le posizioni extraparlamentari, però tutti ci compattavamo quando c’era da lottare contro la DC, partito che in quegli anni dominava a Tirano e in Alta valle. Il suo esponente di maggior rilievo era Lorenzo Maganetti, eletto più volte sindaco, che aveva tra le mani un vero e proprio strapotere politico ed economico”.(Ugo)

L’attenzione dei gruppi, come si può vedere dai racconti, non era concentrata solo sulle “grandi” questioni politiche che venivano agitate a livello nazionale: la lotta all’imperialismo, la lotta antifascista, la denuncia dello stragismo. Ci fu anche uno sforzo non indifferente di confrontarsi con le problematiche sociali ed economiche del territorio: ecco allora le esperienze dei doposcuola,   l’attività di analisi e di studio delle condizioni socio economiche valtellinesi, la denuncia dell’abusivismo edilizio e, soprattutto, la partecipazione alle lotte dei lavoratori, con azioni che andavano dal picchettaggio davanti alle fabbriche, all’impegno per sindacalizzare gli operai delle piccolisime aziende locali della media e bassa valle, agli sforzi  per costituire CUB in alcune realtà della Valchiavenna, alla partecipazione attiva alle lotte dei lavoratori del Sanatorio Morelli.

“Nel 1970 un gruppo di studenti e lavoratori fonda il Circolo Gramsci di Sondalo.(…)Sarà anche il luogo in cui si cementerà un forte rapporto tra giovani di Sondalo e giovani degenti del Villaggio già politicizzati e portatori di esperienze di lotta fatte in altre parti d’Italia: militanti del Circolo Lenin di Puglia, dei Comitati di base della Pirelli e dell’Alfa Romeo, militanti del PCI siciliano. Sarà questo rapporto a garantire una forte partecipazione alle lotte per la difesa del sanatorio che ci saranno per tutta la prima metà degli anni Settanta. Il lavoro di formazione del Circolo Gramsci produrrà anche un documento Sottosviluppo e occupazione nella provincia di Sondrio pubblicato nell’ottobre del 1972.” (Giorgio)

“Dopo il lavoro si passava nella sede sindacale, a volte anche in quelle di tutte e due le sigle presenti a Morbegno, per rimanere sempre aggiornati sulla situazione (allora non c’erano cellulari e pc). Dopocena, almeno 2/3 volte alla settimana, si andava alla sede del Gruppo Operai Studenti, (a Morbegno n.d.r ), dove svolgevamo le nostre attività.  Il dibattito/discussione al nostro interno era molto intenso ed in caso di contrasti in genere intervenivano i dirigenti che con la loro preparazione riconosciuta riuscivano a convincere tutti della bontà della linea nazionale. (…). Nel primo periodo, come rappresentante operaio a volte trovavo difficoltà a comprendere alcune cose, ma il gruppo aveva una buona capacità di coesione ed il clima che si era creato anche nel nostro territorio era assai favorevole e pertanto il nostro lavoro era facilitato. L’attività sindacale da noi era considerata importantissima. Nella zona di Morbegno diedi tutto il mio supporto per sindacalizzare l’azienda in cui lavoravo (ai tempi si trattava di una piccola azienda sorta da poco in bassa valle con un datore (padrone come si chiamava ai tempi) con atteggiamenti molto paternalistici ed antisindacali.”(Gianni).

“Negli anni seguenti tornai a viaggiare e quindi la mia partecipazione si spostò a Chiavenna, dove venne fondato il Collettivo Operai – Studenti che vedeva ben rappresentate le due categorie. Affittammo una sede dove ci si riuniva spesso. Qui si faceva molta teoria su temi che spaziavano dalla condizione operaia fino alla politica nazionale e internazionale. Il quadro era quello della lotta di classe e dell’emancipazione delle classi subalterne, della militanza antifascista e antimperialista.(……) Ricordo la partecipazione ai picchetti nelle occasioni di sciopero davanti alle fabbriche o i volantinaggi la mattina presto all’entrata degli operai, nonché mostre in piazza (controinformazione). Personalmente ammiravo le ragazze operaie (circa mie coetanee), mi sembravano fulgidi esempi di presa di coscienza e di coraggio.”(Chiara S.)

Prima ancora di essere assunta all’IMC, avevo cominciato a frequentare il Collettivo operai-studenti con sede in via Dolzino. (a Chiavenna n.d.r) Nella fase di avvio era soprattutto un gruppo dove si discuteva di politica, nato su iniziativa di alcuni studenti universitari. Da lì si è poi cominciato a seguire le fabbriche dove lavoravano alcuni di noi: io e Ida Dell’Ava all’IMC, Emilia Curti alla Valle Spluga, Tiziano e Sergio alla Scaramellini e altri. Sono stata per 15 anni delegata della FIOM. Con l’avvento dei movimenti extraparlamentari, presi la tessera di Avanguardia Operaia e nel ’74 partecipavo alle attività di una cellula operaia che, fuori dai sindacati confederali, raccoglieva alcuni delegati di fabbrica. La lotta operaia più significativa di quel periodo fu quella della Spalding, la società americana che era subentrata alla fabbrica di sci Persenico e che voleva tagliare un centinaio di posti di lavoro. La mobilitazione durò circa un mese e non mancarono le polemiche: in un volantino, con riferimento alla nostra area, venimmo definiti fascisti solo per aver espresso qualche critica all’azione sindacale. Questo avvenne nel ’75.” (Chiara B.)

 Come si è detto in apertura l‘ambito  principale in cui  l’ “alleanza” studenti operai prese forma in provincia fu rappresentato dai cosi detti    “collettivi” o “gruppi” di paese.  Per quanto, come si è visto,  in tutti i gruppi ci fossero  giovani operai e studenti che discutevano, manifestavano e  lottavano insieme, nel collettivo operai studenti di Chiavenna questa alleanza assunse un suo carattere specifico . La presenza di operai e operaie aveva un peso significativo nel gruppo, non solo in termini numerici, ma anche per la capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di analizzare  le condizioni di vita in fabbrica, di  suscitare il dibattito e di elaborare proposte non necessariamente coincidenti con quelle sindacali e di riunire intorno a quelle proposte  altri operai . Non è certo un caso se  diversi di quei giovani lavoratori , anche dopo il riflusso del movimento, continuarono a portare avanti all’interno del sindacato quelle istanze di giustizia  e tutela del lavoro che li avevano mossi negli anni giovanili.

Ovviamente non solo  gli operai e le operai del gruppo di Chiavenna trassero da quella esperienza lo stimolo per continuare a partecipare attivamente alla vita sindacale, una volta discioltosi il gruppo . 

Altri seguirono quell’esperienza . Racconta  Gianni che aveva partecipato al gruppo operai studenti di Morbegno:

“L’esperienza di questi primi anni fu per me molto ricca e molto importante. Negli anni successivi, gli anni del cosiddetto riflusso, mantenni sempre un legame stretto con il sindacato. Quando fui distaccato come operatore a tempo pieno, il mio modo di agire seguì sempre i fondamenti di quella esperienza ossia cercare di organizzare, difendere e tutelare i più deboli ossia i lavoratori.”((Gianni).

Quella dei gruppi di paese fu un’esperienza intensa, anche se di breve durata. Quasi nessun gruppo infatti sopravvisse allo sfaldarsi dei movimenti  nati dal ’68. 

Dice Chiara S.  nel suo intervento : 

Pensandoci ora, mi pare un miracolo che si riuscisse a tenere insieme un tessuto composto da studenti universitari nutriti a pane e teorie, studenti delle superiori e giovani operaie e operai delle fabbriche della valle. Sicuramente vi era molto idealismo e ci motivava la prospettiva di un cambiamento che pensavamo ineluttabile: credevamo in una diversa distribuzione della ricchezza, in una maggiore giustizia, al riscatto delle classi subalterne, nell’opposizione ai regimi dittatoriali, alla realizzazione di un comunismo diverso dai modelli esistenti. (Chiara S.)

Probabilmente al di là delle singole azioni , per quanto importanti, realizzate nel tempo,  fu proprio  la prospettiva del  cambiamento epocale  in cui, come dice Chiara, si erano mossi i  collettivi  di paese che consentì loro di dare un contributo  significativo al  cambiamento della cultura locale, trasferendo anche nelle aree più periferiche  della provincia le   idee, le  prassi politiche, e le  modalità di relazione di una generazione che stava mettendo in discussione ogni aspetto della società .  Già con l’esito del referendum sul divorzio nel 1974, quando in una provincia tradizionalmente democristiana e filoclericale prevalse sia pur di poco il no, questo cambiamento  divenne evidente . Anche negli anni successivi i  gruppi di paese, attraverso la  partecipazione attiva di diversi ex militanti , continuarono a dare il loro contributo  alle  forze politiche di sinistra  da DP al PCI, da Rifondazione al PSI, alla CGIL, fino all’inizio del nuovo millennio, quando questa cultura “di sinistra” è andata smarrendosi.

Mentre  i collettivi di paese andavano implodendo, nel corso dell’a.s. 76/77   si costituì a Tirano un circolo giovanile  che raccoglieva circa  70  giovani e che fu  chiuso già nel giugno del ’77. I racconti di Mauro R. e Mauro G. ci offrono uno spaccato interessante della breve vita del circolo.

(…) diciamo che l’impegno “politico”, l’attivismo sperimentato sul campo sino ad allora non era mai stata una delle nostre prerogative e l’idea di un “circolo” nel quale riunirsi e fare nuove conoscenze, discutere e approfondire tematiche sociali ma anche ascoltare musica e scoprire magari artisti mai conosciuti alla fin fine si rivelò veramente costruttiva.  Il “circolo” era costituito da due locali disposti su due piani, piano terra e piano rialzato. Il piano terra era perlopiù riservato al relax, ed era arredato con qualche divanetto, qualche sedia, un tavolino e l’immancabile impianto stereo corredato da un gran numero di vinili ben assortiti, tra i quali non potevano certo mancare le famose “canzoni di lotta” tipo Stormi Six o Yu Kung, ma che comprendevano comunque il gotha degli artisti dell’epoca, da Dylan agli Stones ai Deep Purple, da Guccini alla PFM al Banco del Mutuo Soccorso e via discorrendo.( ……..) Il piano rialzato era adibito, diciamo così, a sito meramente dedicato al lato politico-sociale della nostra avventura, e consisteva in un piccolo locale con un grande tavolone al centro, diverse sedie, macchina da scrivere e ciclostile pressoché dell’epoca Vittoriana, svariati poster alle pareti tra i quali naturalmente il “quarto stato”, il faccione barbuto di Marx, la pelata intellettuale di Lenin, le prime pagine più celebri de Il Male, Cicciolina e Moana nude e l’immancabile calendario del Che; (Mauro R.)

Le regole erano semplicissime e la distinzione tra il partito e l’iniziativa era netta. Fin dall‘inizio mi sono impegnato a non includere tematiche specificatamente ideologiche mirando a una partecipazione allargata e non ristretta ai soli adepti. Dalla decina di interessati iniziali siamo rapidamente arrivati nel giro di poche settimane a circa una settantina di frequentatori. Nei fine settimana arrivavano compagni di Lotta Continua dalla Bovisa nel Milanese, dal Bergamasco, da Sondrio e dintorni, da Chiavenna e da Bormio. L‘età dei partecipanti andava dai 16 ai 18 anni. L’orientamento politico andava dal “qualunquismo gucciniano” all’autonomia. (…) . Le droghe erano non ammesse, ivi incluse quelle leggere, anche se l’uso di quelle leggere era diffuso tra tutti e non criminalizzato. Anzi quello delle droghe era uno dei temi più sentiti, giusto li a due passi c’erano i “locali” dove lo sparuto manipolo di “fricchettoni” locali si trovava. Il problema era appunto quello di non farne un fine ma piuttosto di considerare le droghe come uno strumento, anche di autoanalisi. L’altro punto di interesse era quello della religiosità che, al tempo, vedeva una organizzazione di “sfruttamento dell’ingenuo” condotti alcuni filo santoni indiani ruspanti. (…) A volte, casualmente, emergeva manifesto il fastidio dei compagni più ortodossi nei confronti della nostra iniziativa. A noi i compagni ortodossi sembravano partecipi alle dicerie di paese che componevano quella realtà che sentivamo ostile. Si cominciava a formare quel solco divisorio tra l’impegno politico fatto di immaginari più o meno rivoluzionari e una realtà in rapido mutamento, forse incomprensibile a chi era venuto prima di noi. Nessuno degli “anziani” si peritò di capire.  Il tratto politico più difficile dell’intera operazione era quello di astenersi in ogni modo da ogni tentativo di “tesseramento”. Il settarismo imperante tra i vari gruppuscoli avrebbe certo rovinato tutto impedendo la crescita di una coscienza politica tra i partecipanti, riducendo tutto ad un fenomeno da “ los amigos”, una piccola parrocchia locale. Tollerare le diverse opinioni, a volte un pò naif, non mi fu facile.(Mauro G.) 

Il  circolo giovanile  appare   ormai solo un “lontano  parente”  dei collettivi di paese.  Non si ritrovano, infatti, in quell’esperienza  l’idealismo, la prospettiva di un cambiamento radicale ed ineluttabile del sistema economico sociale e la volontà di esserne direttamente artefici che, come dice Chiara S., avevano fatto da collante all’esperienza dei collettivi, catalizzando le energie e le speranze dei partecipanti, al di là delle differenze di collocazione sociale  e delle diverse  prospettive di vita con cui ciascuno cominciava a confrontarsi. 

Dietro le modalità un po’ ironiche e dissacranti  con cui i due Mauro raccontano la storia del circolo, si avverte  invece  una sorta di anticipazione degli anni difficili che attendevano  quei  giovani,  nati nel pieno del boom economico, cresciuti  all’ombra degli ideali dei fratelli maggiori,che si sarebbero  però trovati  in qualche modo soli a fronteggiare  problematiche quali la lotta armata, il diffondersi dell’eroina e dell’HIV   e avrebbero  visto  il  mito degli yuppie  sostituire progressivamente quello degli hippy, mentre  il  boom economico con le sue  promesse di miglioramento  economico e sociale per  tutti andava rapidamente  declinando.

Dice ancora Mauro G. Nessuno degl“anziani” si peritò di capire ( e  qui per anziani intende quelli che avevano fatto il ’68) e forse in qualche modo ha ragione . Ma capire non era facile e molte energie di chi aveva cominciato la lotta nel ormai lontano ’68 erano state prosciugate dallo sforzo che si stava rivelando sempre più vano di cambiare il mondo.