Felice

Cronache dal basso

 

Sono nato a Ponte in Valtellina. Non ho conosciuto i miei genitori: sono morti, quando avevo 4 mesi, nel 1955. Sono cresciuto con gli zii, che facevano i contadini, fino all’età di 9 anni, poi dal ’64 con una mia sorella e il cognato. Mia sorella casalinga e contadina, il cognato operaio meccanico, stagionale in Svizzera. In casa non parlavano di politica e non ricordo loro posizioni nette su tematiche come aborto e divorzio, ma credo fossero contrari. Penso anche che votassero DC o PSI quando è stato candidato alle politiche Libero Della Briotta, non tanto per adesione agli ideali socialisti, ma perché era un paesano. Non ho avuto grossi conflitti generazionali, forse perché non essendo i miei genitori, gli zii erano più tolleranti. Mi hanno lasciato sempre molta libertà e soprattutto mi hanno offerto la possibilità di continuare la scuola dopo la terza media, cosa non così scontata a quei tempi.

DENTRO IL MOVIMENTO

Nel ‘68 avevo 13 anni. Le mie prime esperienze politiche avvengono nel ’70/71 a Sondrio dove frequentavo l’ITI. Ho partecipato all’occupazione della scuola, per la prima volta sono stato fuori casa due notti. Fino al ’75 ho frequentato saltuariamente il Collettivo Comunista, poi Avanguardia Operaia e successivamente DP (Democrazia Proletaria) a Sondrio, ma non sono stato un “militante severo”. Mi piaceva partecipare alle manifestazioni, non solo quelle che riguardavano la scuola, ma anche quelle politiche, antifasciste e internazionaliste. Ricordo alcuni slogan: contro la guerra in Vietnam “ Johnson boia, Nixon troia”, “Giù le mani dal Vietnam!” e nell’anniversario della liberazione dal nazifascismo si gridava “Il 25 aprile non è un anniversario , ma un giorno di lotta rivoluzionario!!!”.

In generale mi piaceva fare casino a scuola, e anche marinarla spesso, ma più che altro la “vera ribellione” di allora è consistita nel mollare la chiesa e l’oratorio, nel fatto di portare capelli e barba lunga e anche fumare qualche spinello. Mi piaceva la musica rock ( Deep Purple, Pink Floyd), ma soprattutto i cantautori italiani come Guccini, Jannacci, De André e i Nomadi. Leggevo Il Quotidiano dei lavoratori, Lotta continua e anche Controinformazione.

Negli stessi anni anche a Ponte in Valtellina il compagno “Cippo” (Bondio Fabrizio, purtroppo scomparso nel 2013) diede vita a un collettivo comunista, al quale ho partecipato anch’io: si facevano dazebao, scritte sui muri e volantini, ma ho ricordi piuttosto vaghi sugli argomenti. Il volantinaggio che fece più scalpore in paese fu nel ‘75 o’76, durante la visita del vescovo di Como, davanti all’oratorio, ma io non c’ero perché stavo facendo il servizio militare di leva. Il volantino contestava il vescovo e la curia di Como per lo sfratto dei frati dal convento di Madonna di Tirano, dove c’era lo stimato Camillo De Piaz.

Nella sede del Collettivo ci si trovava anche per altre attività come cene o “Pusceni” ( mangiare e bere in compagnia dopo cena) a cui partecipavano anche altri ragazzi che non si interessavano di politica e/o non erano comunque di sinistra. Era comunque un modo di socializzare e stare insieme.

Durante il servizio militare a Sora (FR) (‘75- ‘76), ricordo di aver partecipato con dei compagni di Lotta Continua, alla stesura di un volantino antimilitarista che poi venne distribuito a firma “Proletari in divisa” davanti alla caserma. Il giorno dopo il volantinaggio io e altri due compagni fummo chiamati a rapporto dal capitano, ma non ci furono conseguenze disciplinari. Sempre durante il servizio militare votai per la prima volta alle elezioni politiche del 1976. Ero di servizio ai seggi in un quartiere di Napoli votai DP e diedi la preferenza a Mimmo Pinto.

Dopo il servizio militare per un breve periodo ripresi a frequentare insieme al Cippo i compagni di DP a Sondrio.

Dal ‘77 ho iniziato a lavorare in fabbrica a Milano ( Breda Termomeccanica) e a Ponte tornavo solo nei fine settimana. Quindi il mio impegno politico/sindacale è a Milano, dove conosco e frequento compagni che avevano militato in gruppi dell’Autonomia Operaia, in Lotta Continua, in Avanguardia Operaia e che ancora facevano attività politica e sindacale come “cani sciolti” o come militanti/simpatizzanti di Democrazia Proletaria. È proprio nell’ambiente di fabbrica che, nonostante ormai la stagione delle lotte e delle conquiste operaie volgesse al termine e molti compagni avessero“mollato”, io invece inizio a fare attività sindacale con continuità.

Nel 1980 mi sposo, ma continuo a fare il pendolare , settimanalmente, tra Milano e Ponte. Mia moglie sceglie di rimanere a Ponte col suo lavoro di maestra e nel ‘93 e ‘ 95 nasceranno i nostri due figli.

Ricordi anni ’80 ÷ ‘90

Sono stato a fare il picchetto ai cancelli della Fiat di Torino proprio la notte prima (13-14 ottobre 1980) della tristemente famosa Marcia dei 40mila, in realtà 15mila, che segnò la sconfitta del movimento operaio.

A Milano, oltre che partecipare alle lotte e manifestazioni sindacali, frequento anche la “Calusca” , la storica libreria di Primo Moroni. Partecipo a manifestazioni contro la repressione, per la liberazione dei compagni detenuti. Dopo il 7 aprile del ’79, la famigerata retata del giudice Calogero, molti compagni erano finiti in carcere. Era iniziata la stagione della repressione , non solo contro i gruppi che praticavano la lotta armata, ma contro tutto quello che era rimasto del movimento dal ’68 fino al ’77 e che non si era ancora piegato.

Partecipo anche alle manifestazioni contro il nucleare a Caorso e Trino Vercellese.

In fabbrica, (la Breda Termomeccanica, poi nel 1980 diventata Ansaldo Energia) con un gruppo di compagni, guidato da un prete operaio, tutte le settimane usciamo con un foglio denominato “Cronache dal Basso” in cui trattiamo i problemi della fabbrica e sindacali in generale. Questa attività è spesso in contrasto con la linea sindacale del consiglio di fabbrica che non vede di buon occhio questa iniziativa.

Nel 1984 inizia la ristrutturazione e l’azienda fa ricorso alla CIGS (Cassa integrazione speciale) a zero ore. L’accordo sindacale prevede la rotazione solo per gli operai.

Io, che sono impiegato, vengo collocato in CIGS e sono lasciato sempre fuori , ma anche alcuni compagni operai vengono discriminati e non inseriti nelle periodiche rotazioni. Dopo alcuni mesi di lotte, una decina di operai e 4 impiegati, appoggiati da DP che ci manda dall’avvocato Leon, decide di avviare anche una causa legale contro l’azienda.

Ad agosto del 1984 il pretore Canosa ordina all’Ansaldo di richiamarci immediatamente al lavoro: anche noi impiegati, nonostante l’accordo sindacale non lo preveda!.

È una sentenza storica proprio per il fatto che per la prima volta viene riconosciuto il diritto alla rotazione anche per gli impiegati.

Rientrato al lavoro continuo l’impegno sindacale: per 10 anni e io e altri compagni dovremo altre volte ricorrere al giudice per rientrare al lavoro.

Noi di “Cronache dal basso” siamo sempre più distanti dalle posizioni del sindacato confederale, ma partecipiamo al movimento dei consigli di fabbrica fino al ’91. Un movimento di delegati critici coi vertici delle loro organizzazioni.

Ricordo le manifestazioni per la difesa della scala mobile e quelle per i contratti sia a Roma che a Milano, in particolare quella del giugno ’90. Il giorno dell’inaugurazione dei mondiali di calcio, tentammo di andare verso lo stadio di S. Siro, ma la polizia non ce lo permise.

Ricordi anni 90 ÷ 2000

Nel ’92 era iniziata la stagione della concertazione, e non se ne poteva più del sindacato confederale. Decidiamo che è l’ora di autorganizzarci in un sindacato di base: lo Slai /Cobas. L’obbiettivo è un sindacato di classe senza sindacalisti di mestiere:” Siamo tutti delegati” (come nel ’68 !!).

Partecipo alle lotte per il mantenimento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, e anche alla raccolta firme, che come Slai/Cobas abbiamo fatto per l’abrogazione totale dell’art. 19 ( referendum nazionale perso per poche migliaia di voti nel ‘95), articolo che di fatto lasciava il monopolio della rappresentanza ai sindacati della concertazione o comunque a chi firmava accordi con il padronato.

Nell’ottobre del ’93, dopo l’ennesima causa legale per il rientro al lavoro, accetto la conciliazione che prevede il trasferimento a Legnano, alla Ex Franco Tosi nel frattempo comprata dall’Ansaldo. Quella che era stata la gloriosa Breda è ridotta a un presidio di circa 100 lavoratori e lentamente si avvia alla chiusura definitiva.

Anche alla Franco Tosi ho iniziato da subito a partecipare alle lotte sindacali. Ricordo blocchi autostradali e dei treni alla stazione di Legnano, uno dei quali mi costò una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Nel ’94 sono stato eletto delegato di fabbrica e RLS (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza). Mi sono impegnato per far togliere l’amianto ancora presente in fabbrica e per l’ottenimento dei benefici previdenziali ai lavoratori che erano stati per tanti anni esposti. Anch’io ho ottenuto cinque anni di anticipo pensionistico per cui nel 2010 sono andato in pensione. Fino a quella data sono stato sempre “sindacalmente attivo”. Purtroppo devo ammettere che il tentativo di dar vita a un sindacato di classe e autorganizzato non ha prodotto, almeno alla Franco Tosi, i risultati che mi aspettavo. Molti lavoratori condividevano le posizioni che esprimevo sia nelle assemblee che nei volantini, ma poi nessuno voleva impegnarsi in prima persona per cui di fatto il sindacato Slai-Cobas non è riuscito a radicarsi.

Ritornato a Ponte in Valtellina ho cominciato a collaborare, con il Cippo e il Truman, alle attività del Circolo culturale autogestito “Il Forno”. Da molti anni sono abbonato a “Il Manifesto” e leggo ancora il giornale di Lotta comunista, che Pattarin puntualmente all’inizio di ogni mese consegna al Truman.