Dopo il ’68

Nell’ autunno del ’69, alla ripresa dell’attività scolastica, il movimento degli studenti  dovette  confrontarsi con due avvenimenti solo all’apparenza molto distanti tra loro:  le lotte operaie dell’autunno caldo e   la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1970.

Come scrive Piarluigi  “Anche i lavoratori valtellinesi parteciparono a quella grande stagione di mobilitazione e di lotte. Nel solo periodo dell’autunno caldo (Settembre/novembre 1969) vi furono 20 giornate di sciopero che riguardarono le categorie dei meccanici (privati e pubblici), dei chimici, degli edili e dei tessili. Già nel gennaio di quell’anno (il 9) si era svolto uno Sciopero Generale per il superamento delle gabbie salariali e due Scioperi Generali con manifestazione si svolsero in Novembre (il 7 e 14), contro il caro vita e per la riforma previdenziale. A febbraio del 1970 (il 24) venne inoltre proclamato lo Sciopero Generale provinciale per sollecitare la realizzazione della Strada Statale 36. I manifestanti (vi partecipai nonostante fosse giorno di scuola e si fosse a pochi mesi dall’esame di abilitazione) bloccarono la strada al trivio di Fuentes e i segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil vennero denunciati per blocco stradale.” (Pierluigi)

Il movimento  seguì  attentamente lo sviluppo delle lotte degli  operai e, in occasione degli scioperi generali, manifestò al loro fianco.

Il Mallero apre il numero di ottobre 1969 con un resoconto sulla vertenza in corso al cotonificio Fossati e con un invito agli studenti a riflettere sul rapporto tra la scuola e la fabbrica . “Nella società democratica il bene dei singoli dovrebbe coincidere con il bene comune. Nella Valtellina è ora che noi studenti apriamo gli occhi sull’uomo, che abita magari sulla nostra stessa strada, ma che vive in un mondo separato dal nostro, lui nella fabbrica, noi nella scuola. Cosa c’entra lui con noi? Cosa c’entra la scuola con la fabbrica? E’ necessario aprire gli occhi sulla gente che ci sta intorno? Ecco le domande che ci sono sorte giovedì 9 ottobre e che proponiamo alla riflessione di tutti gli studenti.”

Nel numero di febbraio 1970 si dà notizia di un incontro tenutosi al Rosselli su convocazione del MovimentoStudentesco in occasione dello Sciopero Generale provinciale per la Strada Statale 36, sciopero a cui aderirono anche gli studenti.

Della partecipazione allo sciopero del 19 novembre 1969 per la casa parla invece Sonia nel suo racconto.

“Dell’Unione ricordo soprattutto la manifestazione che organizzammo in occasione dello sciopero generale per la casa proclamato dalle organizzazioni sindacali per il 19 novembre. Già in mattinata ero arrivata a Sondrio. Era una bella giornata novembrina. La città viveva lo sciopero generale in uno stato di evidente tensione, quasi in attesa di un qualche evento traumatico. Giravano le voci più strampalate, tra le quali quella dell’imminente arrivo in città di camion di braccianti ferraresi con il compito di bloccare completamente le attività produttive. Si trattava di una evidente bufala, che ci era stata riportata dalla nostra (dell’Unione) padrona di casa, ma la diceva lunga sul clima di paura che si era creato. Non c’era stato bisogno dei “ferraresi” per svuotare fabbriche e uffici e per chiudere le serrande di negozi e bar! Mai, dopo di allora, uno sciopero generale sarebbe stato in grado di fermare la città in maniera così totale come invece avvenne quel 19 novembre.

Bene, nel primo pomeriggio, in pieno sole, ci ritrovammo in zona Stazione:

eravamo un gruppo sparuto e ci bardammo per il corteo con fazzoletti rossi e bandiere, intanto da una Cinquecento provvista di trombe il dirigente locale dell’Unione, Giorgio De Giorgi detto Giona, declamava, con qualche inciampo nella lettura, la sintesi del programma del governo rivoluzionario e prometteva agli astanti questo idilliaco paesaggio sociale: “ Le città di estenderanno armoniosamente integrandosi alle campagne; i monti e le rive del mare saranno abitate dai vecchi riuniti in centri sociali, dai bambini e dai lavoratori per i riposi ricreativi. Il vino e i buoni cibi del nostro paese saranno prodotti per tutti, ogni regione darà alle altre le sue cose migliori. Le più belle usanze del popolo risorgeranno nella vita collettiva. E l’Italia sarà un giardino fiorito(Sonia)

Ma al di là dell’indulgente ironia ( che, peraltro, si ritrova anche  in altri  racconti  di episodi simili a questo) con cui Sonia ripensa a quella giornata, la sua testimonianza contiene anche un’ importante annotazione: “Alla fine del corteo furono contabilizzati 27 eroici partecipanti, ma l’ampiezza della partecipazione di popolo ai lati del corteo dava l’idea di un clima sociale che anche in provincia di Sondrio si stava scaldando. Certo, non si trattava di simpatizzanti dell’Unione, ma non era solo curiosità da provincialotti quella che aveva determinato quel concorso di popolo: dietro ad una quota consistente delle persone là convenute pulsava una nuova sensibilità per le questioni sociali, che sarebbe emersa nelle lotte degli anni successivi”.

La stessa nuova sensibilità sociale rilevata da Sonia traspare anche negli articoli sopracitati del Mallero. Sono infatti stati scritti da un gruppo di studenti (molti dei quali diventeranno poi attivisti del movimento) che osservavano con acuta attenzione quanto succedeva intorno a loro nella scuola e nella società e manifestavano un’apertura verso i temi agitati dal movimento studentesco, senza però  ancora aderirvi . Questo atteggiamento sarà comune a molti altri giovani per tutto il lungo ‘68: curiosità, interesse, condivisione di diverse proposte, ma difficoltà a riconoscersi pienamente in una delle tante organizzazioni in cui venne a suddividersi il movimento degli studenti .

 Mentre  avanzava l’onda delle lotte operaie, sul finire del ’69 il Paese fu scosso da un evento “ La strage di piazza Fontana”  che ” per la sua gravità e la sua rilevanza politica, divenne il momento più alto di un progetto eversivo preparato attraverso gli altri attentati di quello stesso anno e diretto – come emerge dalle sentenze – a utilizzare il disordine e la paura per sbocchi di tipo autoritario, in ciò sostenuti – come è scritto nella Relazione della Commissione Stragi – da «accordi collusivi con apparati istituzionali»”.(cfr Rete degli archivi per non dimenticare)

Le bombe esplose il 12 dicembre inaugurarono la “strategia della tensione”, prolungatasi fino al 1980  con la strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, che fu anche quella con il bilancio più alto di vittime.

“Quella prima strage  di Stato aveva come obiettivo quello di  chiudere il biennio rosso ’68-’69,  rinchiudere nuovamente gli studenti nel ghetto delle scuole e gli operai nell’inferno delle fabbriche, senza più resistenze, contestazioni, antagonismo”. (cfr STRAGE DI STATO. Controinchiesta. Introduzione)

Con un piede a Sondrio e con l’altro a Trento, mi avvicinai alla fine dell’annus mirabilis, anno che fu segnato nella sua parte terminale dall’eccidio di Avola di dicembre. Con il suo lascito di sangue quanto successo nel borgo siciliano era il biglietto da visita che la classe dirigente presentava alla marea montante delle lotte sociali. Seguirono altri fatti e misfatti fino a Piazza Fontana, esattamente un anno dopo, quando i poteri forti diedero inizio alla strategia della tensione”. (Franco)

 La strage di Stato e gli eventi che ne seguirono costituirono all’interno del movimento  una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo: l’età dell’innocenza era finita.

“Ma già il 12 dicembre 1969 la strage di Piazza Fontana aveva prodotto una frattura insanabile. Altre ne sarebbero seguite, sempre più efferate e a tutt’oggi rimaste impunite.Per quasi un ventennio una scia di sangue avrebbe percorso l’intera penisola.  L’età dell’innocenza era finita”. (Maria)

 “Ma l’età dell’innocenza è finita subito, con la strage di piazza Fontana e l’uccisione di Pino Pinelli, il quotidiano Lotta Continua che intitolava a caratteri cubitali “LA STRAGE è DI STATO”.(Edj)

“Il ricordo che più resiste di quell’autunno è la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del ’69 quando, a poche decine di metri, eravamo in assemblea in Università. “(Angelo)

“La bomba di piazza Fontana scoppia, a darmi ragione di un pericolo, un sovvertimento che si sono creati non del tutto a mia insaputa.(…)

Quando viene dato l’annuncio sono a casa di Elia, e ricevo le prime immagini nel televisore che sua madre tiene spesso acceso.

Da lì in avanti è un susseguirsi di avvenimenti inquietanti, culminanti nella morte di Pinelli.

L’eco di questi fatti squarcia il velo, ormai residuo, con il quale cerco di salvare il ‘mio’ Sessantotto.

La sua gioiosità, la sua spontaneità, forse la sua ingenuità”.(Michela)

Anche tra gli studenti medi di Sondrio la strage suscitò grande emozione

“Se per noi studenti delle superiori erano importanti i racconti di proteste  e occupazioni che giungevano da chi già frequentava l’università sia cattolica che statale, cruciali furono le notizie che ci giunsero immediatamente quel 12 dicembre 1969 della strage di Piazza Fontana. Era un freddo e già

cupo pomeriggio di dicembre quando la nostra compagna di classe Maria, fidanzata a un giovane anarchico del circolo della Ghisolfa di Milano, andò alla lavagna e ci spiegò con foga perché non poteva essere l’anarchico Pinelli autore della strage. Un gesto che non mi fece avere dubbi né sulla  defenestrazione di Pinelli, né sull’innocenza di Valpreda. I fatti successivi, le proteste a Milano, la grande manifestazione antifascista e la violenza della polizia accentuavano la convinzione di avere a che fare con importanti rigurgiti fascisti.”(Marina)

e,  anche a Sondrio, costituì per il movimento  una sorta di spartiacque.

“Fu il 12 dicembre 1969 e proprio in Piazza Fontana che la madre di tutte le stragi realizzò destini di morte con le bombe alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Per me, per la mia generazione fu uno spartiacque che disegnò una nuova geografia della pulsione libertaria.

Nessuno di noi credette alle versioni di Stato, alle programmate veline della questura di Milano che individuavano i colpevoli tra gli amici anarchici.” (Maurizio)

Da un lato la strategia delle tensione e il pericolo costituito dai rigurgiti fascisti entrarono a far parte a pieno titolo del dibattito e delle lotte studentesche.  

“(…) e poi  c’erano le grandi manifestazioni contro il fascismo, come quella contro il caporione del MSI Almirante in occasione della sua venuta a Sondrio, e quelle per ricordare l’anniversario di piazza Fontana che si tenevano ogni anno intorno al 12 dicembre, data della strage”.(Ugo)

“Per limitarmi al mio primo anno alle superiori ricordo a dicembre(1972) lo sciopero e la manifestazione in occasione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana(…).” (Nicoletta)

Dall’altra si accelerò il  processo di politicizzazione degli studenti universitari e medi, che erano stati protagonisti delle lotte studentesche nel ‘68 e nel ‘69. 

“La strage di Piazza Fontana e quelle successive aumentarono via via il mio impegno, che sfociò nell’adesione ad Avanguardia Operaia prima come simpatizzante, poi come iscritto, come responsabile della cellula di Tirano prima e poi di quella nata a Grosotto ed in Alta Valle, e membro della Segreteria provinciale.”(Ettore)

Nel corso dell’a.s 1969/ 1970  le rivendicazioni  e gli scioperi studenteschi  continuarono,  comunque,  ad essere focalizzati prevalentemente sulla necessità di una riforma della  scuola  in senso democratico e partecipativo.

“Gli argomenti all’ordine del giorno erano simili a quelli dibattuti in tutte le scuole: il dirittoall’assemblea, i suoi poteri, la rappresentanza degli studenti, la loro presenza nei luoghi decisionali, la riforma dei programmi e dei metodi di insegnamento, l’autoritarismo di presidi e insegnanti, il diritto allo studio e le condizioni materiali, sociali e istituzionali che lo rendono effettivo: trasporti,

mense, orari scolastici, ecc”((Luigi F.)

Non mancarono gli sforzi di inserire  il discorso sulla riforma della scuola in un discorso più ampio “su una nuova cultura”  e sul ruolo della cultura nella società .. Nella sezione documenti è consultabile un documento del Movimento Studentesco, in verità alquanto confuso,  pubblicato sul numero di marzo 1970 del  Mallero in cui tra  i compiti degli studenti viene indicato quello di  “Unificazione con tutte le forze  che mitrano a una società giusta, il che significa fare azione politica”. 

L’anno scolastico si chiuse con un’iniziativa “di rottura” decisa dal Collegio Docenti e dal Preside  dell’Istituto Magistrale: la sostituzione degli esami a settembre con corsi di recupero tenuti dai docenti delle varie materie.

“Più tardi verranno sperimentati alle Magistrali anche i corsi di recupero sostitutivi degli esami di riparazione. Avvenne per iniziativa del prof.  Tavolaro, iniziativa che gli costò l’incarico di Preside nel contesto di una  pesante restaurazione che cercò di reprimere il movimento degli studenti

e di emarginare i professori maggiormente progressisti e consapevoli della

necessità di un profondo processo di ammodernamento della scuola.”  (Pierluigi)

L’anno scolastico 1970/71 si aprì a Sondrio all’insegna della contestazione della circolare del ministro Misasi, che prevedeva la possibilità , a discrezione del Collegio dei professori, di istituire un consiglio dei genitori e un consiglio degli studenti, nonché un comitato scuola-famiglia . L’assemblea del Liceo Classico  il 10 dicembre espresse un netto rifiuto alle  proposte contenute nella circolare, che vennero ritenute un tentativo di togliere la facoltà decisionale  all’assemblea per poter controllare meglio gli studenti.

Quello stesso mese, poco prima delle vacanze di Natale,  anche l’Istituto Tecnico  Industriale e l’IPIA scesero in lotta contro la circolare Misasi , occupando la scuola.

“Nel ’68 avevo 13 anni. Le mie prime esperienze politiche avvengono nel ’70/71 a Sondrio dove frequentavo l’ITI. Ho partecipato all’occupazione della scuola, per la prima volta sono stato fuori casa due notti. Fino al ’75 ho frequentato saltuariamente il Collettivo Comunista, poi Avanguardia Operaia e successivamente DP (Democrazia Proletaria) a Sondrio, ma non sono stato un “militante severo”(Felice)

Nel mese di gennaio l’agitazione si estese all’Istituto Magistrale dove venne organizzata  una occupazione durata 5 giorni. Nella documento conclusivo dell’Assemblea (consultabile nella sezione Documenti) vengono espresse con chiarezza le motivazioni dell’occupazione, lo svolgersi delle attività e le reazioni degli altri Istituti e della stampa. Le parole d’ordine al centro dell’occupazione, oltre il no alla circolare Misasi, erano quelle del diritto allo studio, del diritto al lavoro e della partecipazione democratica alla vita della scuola.

“Proprio nel primo periodo dell’anno scolastico  incappai in una sorta di “occupazione della scuola”: l’edificio scolastico era tappezzato di manifesti e volantini; vi erano discussioni e assemblee. I temi erano quelli del diritto allo studio per tutti, di una partecipazione democratica e diretta degli studenti, di attenzione alle tematiche sociali. Mi sembrarono da subito argomenti giusti e assolutamente condivisibili. Frequentavo il corso A e noi delle prime classi veneravamo gli studenti della quarta che tenevano le fila della protesta.”  (Chiara S.)

“La proposta di occupare la scuola passò, da quel che ricordo, con decisione unanime degli studenti (i pochi insegnanti erano ospiti e non avevano diritto di voto). Tra i pochi insegnanti presenti ci fu chi mise in guardia gli studenti dall’occupare la scuola perché atto illegale, violazione della legge. Intervenni anche io e, citando l’articolo 34 della Costituzione, la Legge fondamentale, feci osservare, con una certa enfasi, che gli studenti non stavano violando la legge, piuttosto volevano che fosse messa in pratica. Il mio intervento fu acclamatissimo e credo che abbia avuto una certa influenza nella decisione di occupare la scuola. Ripensandolo a distanza di tanto tempo e col senno del poi, credo di aver peccato di semplicismo, di ingenuità e di un po’ di demagogia.” (Luigi F.)

L’occupazione dell’Istituto Magistrale per durata, capacità organizzativa, partecipazione degli studenti fu sicuramente uno degli avvenimenti più significativi del lungo ’68 in  provincia di Sondrio. Tuttavia,  in qualche modo, costituì  anche il canto del cigno  della prima fase di lotte  del movimento.

Come si è evidenziato più sopra, nel corso del 1970  il processo  di politicizzazione  degli studenti  universitari e medi, che avevano guidato le lotte studentesche fino a quel momento, subì una forte accelerazione, dando vita ad alcune  organizzazioni della sinistra extraparlamentare, due delle quali, Avanguardia Operaia e Movimento Studentesco (M. S), assunsero un ruolo  centrale nelle gestione del movimento degli studenti in Provincia di Sondrio.

“(….)C’era la fascia dei politicizzati, quelli che frequentavano le sedi della sinistra, allora principalmente il MS, AO e la FGCI, che costituivano i motori delle iniziative che richiedessero una certa capacità di gestione. Erano quelli che promuovevano gli scioperi nelle scuole, mi ricordo quelli contro i decreti delegati che aiutai anch’io ad organizzare alle Magistrali, e le mobilitazioni antifasciste.”(Maricla)

 Sul finire del 1970 si costituì a Sondrio il Collettivo Leninista che confluirà poi in Avanguardia Operaia.  

“(…)io e pochi altri decidemmo di impegnarci a Sondrio e provincia; qui demmo vita al Collettivo Lenin, che sempre più si orientava sull’esperienza politica di Avanguardia Operaia e che superava in buona parte la composizione “universitaria” del Collettivo m-l , arricchendosi di ragazzi delle scuole medie superiori (nei primi anni Settanta era finalmente esploso anche a Sondrio il Movimento studentesco), di alcuni operai, di giovani di Sondrio e dei paesi, che diedero vita in molte realtà di Valtellina e Valchiavenna a “collettivi” politicamente impegnati.”  (Carlo)

Nel contempo  si rafforzò  e cominciò a  darsi un’ organizzazione stabile il gruppo di studenti medi che si riconoscevano nella linea del Movimento Studentesco della Statale di Milano e che fecero del Rosselli la loro sede.

“Iniziai, al principio con riluttanza perché la città rende liberi, la vita dell’universitario pendolare che nei fine settimana tornava in Valtellina e contribuii a creare il gruppo del Movimento studentesco con riferimento al M.S.della Statale”.  (Angelo)

Le testimonianze di chi cominciò a frequentare un istituto superiore nell’a.s. 71/72 e in quelli immediatamente  successivi evidenziano il radicamento di queste organizzazioni all’interno della scuole di Sondrio.

“Quando nel ’72 cominciai a frequentare il liceo Piazzi di Sondrio avevo quindi le idee già chiare ed ero pronta a fare la mia parte nel movimento. Si facevano le assemblee di classe e quelle generali, dove tenevano banco i più grandi. Maurizio Gemmi di AO, Enea Sansi del Movimento Studentesco ed altri/e. C’erano i volantinaggi, la controinformazione con i dazebao, gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni. Il ’72, il ’73 e il ’74 furono anni in cui il fermento nelle scuole fu grande e la partecipazione massiccia. C’era un accumulo di contraddizioni di carattere generale e di problematiche locali che fungevano da alimento per questo scontento studentesco”.(Rosanna)

“Rispetto alle posizioni politiche dei miei genitori, io m’ero spostata decisamente a sinistra: appartenevo politicamente ad Avanguardia Operaia di cui frequentavo la sede in salita Ligari a Sondrio e facevo parte del Comitato unitario di base (CUB) della mia scuola e del Comitato d’agitazione degli studenti medi che collegava i CUB dei vari istituti sondriesi. Ricordo la partecipazione alle riunioni di elaborazione e approfondimento tenute dai dirigenti del movimento e la preparazione del materiale di propaganda da diffondere nelle varie situazioni.” (Nicoletta)

“Tornato a scuola ripresi la mia solita attività: distribuivo volantini e organizzavo, con Piero Farina e altri compagni, i CUB., i comitati unitari di base, dove si discutevano i problemi della selezione, “di merito e di censo”, quelli dei trasporti e delle mense scolastiche (…) Un’idea forte che veniva avanti era il diritto allo studio e questo diritto doveva essere garantito soprattutto per i figli delle classi meno abbienti, gli operai e i contadini.”(Ugo)

“(…)dall’altro ritenevo che la scuola così com’era, pur funzionale al modello borghese di esclusione, poteva essere utilizzata e indirizzata al cambiamento: idea che il Movimento Studentesco, al quale mi riferivo, indicava come Uso Parziale Alternativo.”(Ennio)

“(…) Ai tempi del fatto che ho raccontato militavo nel Movimento Studentesco, organizzazione alla quale avevo aderito appena arrivata a Sondrio dal mio paese di origine, Sondalo. Ciò che mi aveva inizialmente avvicinato al MS era l’antifascismo, ma andavo col tempo scoprendo che questo valore si coniugava con altri progetti più ambiziosi e radicali. L’obiettivo era una contestazione globale del sistema.”(Cinzia)

Certamente non tutti gli studenti, anche quelli che condividevano le critiche alla scuola avanzate da Avanguardia Operaia e dal  Movimento Studentesco ed erano sinceramente antifascisti e antimperialisti,   riuscivano però ad orientarsi nel dibattito tutto interno alle due organizzazioni su marxismo leninismo, trotskismo, stalinismo e sulle strategie di lotta per la conquista del potere da parte del proletariato.

“(…)  Certo quando si trattava di scegliere fra Movimento studentesco e Avanguardia operaia le argomentazioni mi sembravano fantascienza; a me comunque, appartenente assieme a altri tre o quattro compagni al “proletariato”, veniva bonariamente perdonata la mancanza di discernimento.”(Ulrico)

L’adesione all’una o all’altra organizzazione era spesso dettata più dal caso (presenza o meno di militanti nella scuola frequentata) che da una attenta valutazione delle proposte avanzate.  

“In quel periodo militavo nel Movimento Studentesco, più per caso che per scelta. Le amicizie mi portarono lì, ma ricordo anche i compagni/e di AO ed ora rido ripensando al conflitto stalinisti/trotskisti.” (Stefania)

La mancanza di una chiara comprenione della “linea politica dell’organizzazione in cui si militava non impediva però l’adesione convinta alle proposte avanzate dai “compagni rivoluzionari.” 

E’ sempre Stefania a raccontare: 

“Ho dei gran bei ricordi del periodo ’73-’78: l’impegno politico, le belle amicizie fra compagne di classe, i primi viaggi, il primo ragazzo… Appartengono a quegli anni le belle manifestazioni studentesche in città: era il periodo dei Decreti Delegati, dei picchettaggi e dei volantinaggi davanti al portone di Ragioneria (dove adesso c’è l’entrata del tribunale). In quegli anni il Centro Rosselli accoglieva noi ragazzi/e reduci dai cortei cittadini e in quelle riunioni io mi sentivo viva, parte della storia.” 

La politicizzazione del movimento e lo spostamento del dibattitto dalle problematiche della scuola a quelle più ampie del  “potere  borghese e della rivoluzione proletaria” non impedirono però di continuare a lottare  anche  per risolvere quelli che erano i problemi quotidiani degli studenti. La contestazione dello stato borghese che, secondo uno slogan gridato spesso dagli studenti anche a Sondrio, si abbatte e non si cambia, del resto richiedeva che, come si legge in un racconto, 

“(…)questo diritto (il diritto  allo studio ndr )doveva essere garantito soprattutto per i figli delle classi meno abbienti, gli operai e i contadini. Era necessario rimuovere tutte le cause economiche che impedivano la realizzazione di tale diritto, per cui era fondamentale la lotta per le mense a scuola, per un sistema di trasporti efficiente e a tariffe agevolate (..)” (Ugo)

“Ai temi della politica nazionale e della condizione studentesca, si aggiunse, per quanto riguarda il contesto provinciale, il nodo dei trasporti e, più in generale, delle strutture di servizio al diritto allo studio. ll forte incremento della popolazione studentesca e l’accentramento  a Sondrio di una massa di alcune migliaia di studenti pendolari fecero di questo tema uno dei punti caldi dello scontro. Già nell’autunno del ’72 con una lettera ai giornali dei pendolari dell’Alta Valle veniva segnalata la situazione di disagio causata dalla disorganizzazione del servizio, poi nell’autunno del ’73 ci furono le iniziative più forti: a fine novembre uno sciopero studentesco organizzato dal Comitato d’agitazione degli studenti medi, organismo di base egemonizzato da AO. Anche il MS promuoveva le sue iniziative, come quella a Sondrio del primo dicembre con cortei dalle scuole al piazzale della Stazione, anche sul problema della mensa. Il clou fu raggiunto con il “blocco delle corriere” organizzato a Tirano da un comitato formato da studenti legati a AO con un seguito di denunce e processi .”(Rosanna )

 E continuarono anche le battaglie contro ogni forma di autoritarismo e di clericalismo all’interno della scuola.

 Racconta Cinzia:”Già in seconda liceo avevamo avuto da ridire sul metodo di insegnamento di don Aldo, che impartiva vere e proprie lezioni di catechismo, manco fossimo all’oratorio di Faedo e che cercava di trasmetterci le sue concezioni retrive.  Ogni proposta innovativa, ogni confronto, ogni tentativo di mediazione era stato respinto e lo scontro tra lui e la classe era divampato diventando di dominio pubblico. Invece di intervenire, le autorità scolastiche e religiose (il preside e il vescovo di Como), forse per non urtare la sensibilità del fratello, lasciarono correre e così, quando cominciammo la terza, ce lo trovammo ancora lì.Lo scontro riprese e noi arrivammo a chiedere l’abolizione dell’ora di religione o quantomeno la sua trasformazione in un’ora di storia delle religioni. La situazione precipitò quando alla fine del primo quadrimestre un terzo degli alunni dell’intera scuola era stato classificato come insufficiente nella sua materia. Partimmo al contrattacco con un dazebao di denuncia, poi con un altro, avanzando riserve sulla legalità del voto espresso, minacciando il ricorso ad un legale e “politicizzando” la vicenda per le sue connessioni con il clima di oltranzismo che si voleva creare in vista dell’imminente campagna per il referendum sul divorzio.”(Cinzia)

 Il 1974  vide  gli studenti di Sondrio impegnati  a opporsi ai contenuti dei  Decreti Delegati della scuola che prevedevano l’istituzione e il riordinamento degli organi  della scuola e che, come si legge in un volantino del Movimento Studentesco visionabile nella sezione Documenti, nascevano dalla volontà della borghesia di “spazzare via le lotte delle masse giovanili” e “limitare il potere dell’assemblea”.

“Nell’autunno del ’74 la mobilitazione fu sul tema dei decreti delegati, la risposta “riformista” all’ondata di contestazione che aveva squassato il decrepito edificio della scuola italiana.”(Rosanna)

Il racconto di quel che successe negli anni seguenti all’interno delle scuole si fa più sfilacciato, anche per il minore numero  di testimonianze raccolte tra chi  frequentò le scuole secondarie nella seconda metà degli  anni 70.

Tuttavia in alcuni   racconti si trovano indicazioni circa il permanere di una presenza del movimento nelle scuole    almeno fino alla fine degli anni ’70.

“Con la primavera del ’77 si giunse a nuovi livelli di organizzazione. Nello specifico per la preparazione della manifestazione del primo aprile del ’77 a Sondrio partecipai, anche più volte, ai collettivi scuola di Chiavenna, Morbegno, Sondrio e Bormio e con la FGCI di Sondrio Al circolo però, nel frattempo, si ventilava una operazione parallela anche per sancire la nostra radicalità. Così durante la manifestazione, decisamente numerosa per la valle, si staccò un gruppo di circa 150 persone che assaltarono la pretura dove, sfortuna vuole, un agente di polizia si ritrovò con qualche costola ammaccata. In diversi fummo identificati e denunciati. Solo due però vennero identificati al momento. Gli altri vennero identificati successivamente. Vi furono poi dei tentativi successivi di identificazione in cui le forze dell’ordine si presentarono all’uscita dalla scuola, ma fummo fatti uscire da una porta secondaria dalla vice preside, a Tirano, che parteggiava con noi. La manifestazione toccava i soliti temi tuttora irrisolti della vita Valtellinese, con particolare riferimento ai trasporti decisamente scarsi e ancor di più per un adolescente.” (Mauro G.)

“Concludo con il Movimento del ’77, che non fu, a mio parere, la “coda”del ’68 e il cui carattere estremamente complesso non intendo analizzare; questo movimento giunse anche in provincia e ci furono manifestazioni studentesche anche a Sondrio che ne riprendevano i temi con una ideologia un po’ anarchicheggiante.” (Carlo)

A distanza di ormai quasi dieci anni dalle prime rivendicazioni studentesche il contesto socio-economico, sia a livello nazionale che a livello locale, era molto cambiato e i gruppi fino ad allora egemoni faticavano a cogliere e interpretare questi cambiamenti.

Le energie dei giovani sembravano indirizzarsi verso nuove forme di lotta:  il movimento femminista,  che portava il tema del predominio  di un sesso sull’altro  nel cuore stesso delle organizzazioni, gli indiani metropolitani che si esprimevano con forme di contestazione che richiamavano alla memoria un certo spirito  irriverente del primo ’68, e poi il movimento del ’77, Autonomia operaia e  la lotta armata.

Anche nei Racconti del ’68  troviamo traccia di questi cambiamenti.  

“(…)il primo fu la fiammata del ’77 che ebbe anche in Valtellina un suo momento di ricaduta, anche se in tono molto minore rispetto al ’68, con simpatizzanti dell’Autonomia Operaia sparsi qua e là per la valle, una certa diffusione di Rosso e una sede a Sondrio, dove si dava appuntamento anche qualche elemento ex di Lotta Continua, benché questa organizzazione non avesse mai avuto in Valtellina una struttura. L’anno successivo è quello del rapimento Moro in una fase di forte radicalizzazione dello scontro politico con la crescita del fenomeno Brigate Rosse e la proliferazione di altre sigle della galassia della lotta armata; seguì la grande ondata repressiva che cominciò il 7 aprile del ’79 con l’arresto dei dirigenti dell’Autonomia in applicazione del “teorema Calogero”. In questi tre passaggi, che anagraficamente corrispondevano per me agli anni di transizione dalle medie alla prima classe delle superiori, fui convintamente dalla parte di chi proponeva di alzare il livello dello scontro e, di conseguenza, fui contro la strategia di contrasto alle lotte messa in campo da uno schieramento largo che andava dalla DC al PCI del compromesso storico e dei governi di unità nazionale. Ricordo che nei giorni successivi alla retata contro l’Autonomia producemmo un’iniziativa contro la repressione.” (Egidio S.)

Il lungo ’68 è comunque continuato anche negli anni ’70. Si è formato a Sondalo un gruppo di giovani che faceva riferimento a Rosso Autonomia Operaia. Il gruppo ha continuato nell’opera di formazione politico-culturale, altri hanno subito l’influenza a volte tragica delle esperienze alternative e dell’uso delle droghe, altri ancora hanno fatto la scelta istituzionale e hanno contribuito al governo del paese per molti anni. La funzione politica di questo gruppo, spesso assieme ad altri affini formatisi nei paesi vicini, è comunque diventata dipendente da Milano”(Giorgio)

 

Mi staccai dal MS nel ’77, sull’onda di Bologna e degli “indiani metropolitani”. L’organizzazione politica mi stava troppo stretta, la demonizzazione delle “canne”, l’esaltazione della cultura del vino, le chiacchiere da a osteria fra compagni maschi, Guccini e i cantautori tristi non volevo facessero più parte della mia vita.” (Stefania)

 “Ero un appassionato di musica e fui anche a Parco Lambro per tutti e tre i festival del proletariato giovanile perché lì di musica ce n’era tanta e di qualità. Le prime due edizioni furono uno sballo in senso positivo, mentre in quella del ’76 avvertii un cambiamento di clima: c’era ad esempio una sensibile circolazione di droga pesante, mentre nelle prime due edizioni era al massimo questione di spinelli. In un certo senso il cambiamento avvertito in quell’occasione era un segnale premonitore di una fase nuova che avrebbe di lì a poco investito anche periferie come la nostra. Era finito il tempo della grande contestazione: meno gente in giro, meno partecipazione, più qualunquismo, più conformismo. Ne è un esempio il mio fratello più giovane, Silvio, che dagli anni ’70 fu solo lambito.”(Fabio)

 Nel frattempo l’esigenza di conservare e dare rappresentanza al patrimonio di lotte che aveva caratterizzato gli anni dal  ‘67 al ‘74-‘75  diventava sempre più forte tra le principali organizzazioni della sinistra extra parlamentare.

Per quelle organizzazioni che erano nate e cresciute anche sulla spinta di una forte critica alla democrazia rappresentativa il percorso verso la costituzione di un partito interno alle istituzioni,  che fosse in grado di porsi  come alternativa alle diverse forze politiche della sinistra tradizionale, non fu semplice.

Ci vollero alcuni anni e diversi momenti di incontro/ scontro per arrivare nel 1978 al primo congresso di Democrazia Proletaria.

Già nelle elezioni amministrative del 1975 fu presentato un cartello elettorale che, oltre al Pdup, comprendeva principalmente Avanguardia operaria (Ao), Movimento dei lavoratori per il socialismo (Mls) e alcune formazioni trotskiste (IV internazionale e Lega dei comunisti). Il nome che scelsero fu Democrazia proletaria, come simbolo un mappamondo con una falce e una tenaglia.

Anche a Sondrio Avanguardia Operaia, Movimento studentesco e PdUP si presentarono alle elezioni amministrative del ’75 come Democrazia Proletaria.  Per delle realtà che erano nate come movimenti extraparlamentari cominciare a confrontarsi operativamente con le forme e i contenuti e della democrazia rappresentativa non  fu un’operazione facile, come non fu facile superare  l’antagonismo che aveva caratterizzato per diverso tempo  le relazioni tra le tre organizzazioni.

“Le due organizzazioni, AO e MS, erano allora in forte competizione: era in ballo l’egemonia sul movimento degli studenti, il loro unico e prezioso punto di radicamento sociale. (Rosanna )

 “Nel settembre 1973 partecipai a Sondrio alla mia prima manifestazione politica, contro Pinochet e il suo golpe appoggiato dal governo USA.Avevano assassinato il Cile democratico e socialista di Salvador Allende e da giovane e ingenuo studente comunista rimasi piuttosto stupito dalle tensioni tra Avanguardia Operaia e Movimento Studentesco per il primato della testa del corteo. Non riuscivo a capire queste divergenze quando tutti si stava dalla stessa parte.”(Piero T.)

Tuttavia lo sforzo ebbe successo tanto che  Maurizio  Gemmi fu eletto consigliere comunale.

“Dopo l’anno del divorzio, dopo l’esplodere del femminismo, vissuto anche da noi in provincia come “separazione” di molte compagne per un nuovo tipo di impegno, inizia quella che è stata allora definita “la lunga marcia all’interno delle istituzioni”, come ricerca di una presenza istituzionale a sinistra del PCI.

Nelle amministrative del 1975 si presenta per la prima volta Democrazia Proletaria, come cartello di sigle. DP si presenta anche alle comunali di Sondrio, con un risultato positivo: viene eletto un compagno molto giovane e capace; anch’io mi presentai, non fui eletto, ma ottenni un buon numero di preferenze.

Nelle elezioni politiche del ’76, come Democrazia Proletaria, portiamo avanti una attiva campagna elettorale; DP è ancora un cartello di forze poco omogenee tra loro, ma ci si aspetta di raccogliere sul piano dei voti quanto seminato dal Movimento negli anni precedenti.

Nella nostra provincia io sono candidato alla Camera per DP, faccio comizi in parecchie località, alcuni partecipati, altri meno; mi scopro discrete capacità oratorie e questo mi fa uscire dalla timidezza che aveva accompagnato la mia adolescenza e i primi anni della giovinezza.

I risultati nazionali non sono però soddisfacenti: meno del 2%; il risultato locale rispecchia quello nazionale. Dopo le elezioni, mentre la partecipazione e la “militanza” si affievoliscono, seguo il processo di costituzione di DP in partito, partecipando anche ad alcuni momenti “nazionali”: ricordo Roma, Milano, Torino. Il tutto si conclude con una serie di scissioni ed unificazioni, che daranno origine a due piccoli partiti: DP e PdUP. Quest’ultimo confluirà in seguito nel PCI, mentre DP continuerà con alti e bassi (più bassi che alti, almeno elettoralmente), tenendo vivo lo spirito del ’68.  Io manterrò in seguito il rapporto con DP, anche negli anni bui della fine degli anni ’70 e degli anni ’80, contrassegnati dal riflusso e dal terrorismo (delle Br, ma anche fascista e di stato), per qualche mese pagando l’affitto della sede di Salita Ligari, quando ormai non ci si riuniva quasi più nessuno. (Carlo)