Carlo

“Ammazzateli, sono comunisti!”

 

Sono nato a Sondrio nel 1949; i miei genitori erano entrambi impiegati statali, anche se dopo la pensione mio padre ha fatto altri lavori; vivevamo insieme ai nonni paterni, nati nell’800, e che hanno influito sulla mia educazione. I miei genitori hanno entrambi frequentato i tre anni delle complementari (o avviamento?), che seguivano le elementari.

L’orientamento politico in famiglia, e direi anche il voto prima degli anni ’70, penso fosse democristiano, anche se di politica si parlava poco. Il ’68 era visto come un grande casino e si temeva che io mi trovassi coinvolto in qualche “grana”, visto che dal novembre ’68 frequentavo filosofia alla Statale di Milano. Negli anni successivi l’orientamento dei miei genitori si è modificato a seguito del mio impegno politico e penso abbiano votato DP e a favore di divorzio e aborto.

Il modello educativo famigliare pre-sessantotto era piuttosto tradizionale, ma non c’è stato uno scontro sulle mie scelte, che venivano accettate, anche se mi veniva raccomandata la prudenza.
Ho avuto qualche conflitto con mio padre, legato al fatto che i miei studi non proseguivano e per una notte sono “scappato di casa”, dormendo nella sede di A.O., a 20 metri da casa mia!

Il mio impegno politico nel Movimento è iniziato con l’inizio dell’università e si è svolto per molto tempo a cavallo tra Sondrio e Milano, avevo quindi 19-20 anni.

Ma ci sono stati degli antecedenti, che avevano preparato il terreno al mio successivo impegno: la frequentazione ai tempi del liceo classico, seppur non assidua e continuativa, del Centro Rosselli, la lettura di alcuni numeri del giornale della Federazione Giovanile Comunista (Nuova Generazione?) che mi veniva fornito da un mio compagno di scuola, già attivo nella FGCI, la partecipazione a qualche “raggio” di Gioventù Studentesca (pochi per la verità, perché avevo già iniziato il percorso di allontanamento dalla religione).

A partire dal novembre ’68 ho partecipato alle iniziative del Movimento Studentesco della Statale in via Festa del Perdono: mi ricordo le proteste per i morti di Avola e Battipaglia; le lotte per contrastare in università la Confederazione Studentesca, un gruppo di destra con la presenza di Missini, nonché numerose assemblee e dibattiti su vari argomenti: scuola e università, contro la Riforma Gui e la scuola di classe, tematiche politiche nazionali e internazionali, dal Vietnam alla Palestina al Sudamerica, con considerevole partecipazione degli studenti e anche qualche interruzione dell’attività didattica: ricordo quando un gruppo di studenti, tra cui Capanna, espulso dalla Cattolica e giunto in Statale, interruppe la lezione della professoressa Egle Becchi,fatto caratterizzato da un dialogo-scontro in cui Capanna diceva: “Tu Becchi” e la prof. rispondeva: “Lei Capanna”.

In quegli anni il Movimento Studentesco conquistava l’”egemonia” in via Festa del Perdono “espugnando” anche la facoltà di Giurisprudenza, fino allora roccaforte della destra (emblematico di questo passaggio il cosiddetto sequestro Trimarchi).

Questi fatti non sono stati caratterizzati da episodi di violenza grave, in genere qualche spintone o poco più e personalmente non ho mai assistito ad altro.

Nel frattempo il Movimento iniziava a differenziarsi in diverse anime, piuttosto litigiose tra loro, per ragioni ideologiche, ma anche di impostazione politica (analisi della “fase”, rapporto coi partiti di sinistra, in particolare col PCI, ma anche con il sindacato).

Ma veniamo a Sondrio, dove tornavo il fine settimana e nelle vacanze. Qui era attiva la presenza dei gruppi marxisti-leninisti, segnatamente dell’Unione dei Comunisti (m-l), in cui militavano alcuni miei amici. Ho assistito, un po’ discosto, a una loro sparuta manifestazione per le vie di Sondrio, nel novembre ’69 e sono andato un paio di volte nella loro sede in via Lavizzari, ma non mi convinceva il loro modo di far politica e soprattutto la riesumazione dello Stalinismo.

Tra il ‘69 e il ’70, insieme ad altri, soprattutto studenti universitari, gravitanti in particolare su Milano, si è dato vita in Sondrio al Collettivo Marxista- Leninista, subito travagliato da un dibattito interno, agli occhi di oggi piuttosto astratto: mi ricordo un memorabile scontro sul rapporto teoria-prassi.

Alcuni di coloro che partecipavano al Collettivo si orientarono poi sul “Manifesto”, mentre noi “milanesi” seguivamo in quel periodo alcuni gruppi di studio della nascente Avanguardia Operaia, collegata ai Comitati Unitari di Base, presenti in alcune grandi fabbriche milanesi (Pirelli, Borletti), poi “trasferiti” anche nelle scuole (facoltà scientifiche della Statale, in particolare fisica e nelle scuole medie superiori, all’interno delle quali il movimento iniziava ad “esplodere”).

Come mi pare chiaro il mio impegno si sviluppava sia a Milano che a Sondrio, dove venivano da noi studenti importate idee e iniziative, maturate nelle facoltà universitarie.

Per quanto riguarda la mia attività a Milano non posso dimenticare una carica della polizia dopo la strage di Piazza Fontana. Mi trovavo nelle ultime file del corteo quando polizia e carabinieri caricarono; un ufficiale di polizia gridava: “Ammazzateli, sono comunisti”; un poliziotto mi colpì alla testa, che mi ero opportunamente riparato con le mani, lasciandomi solo un segno nero sul dito mignolo, mentre un carabiniere mi colpì blandamente con un colpo di bandoliera; poi fuggii perdendo il contatto con il corteo.

Assistei poi ad alcuni assalti della polizia all’università statale in via Festa del Perdono: nella prima occasione stavo sostenendo un esame di filosofia con due mie amici e dall’aula in cui sostenevamo l’esame osservammo il tutto (l’esame andò bene!); in un’altra occasione assistemmo alla carica ad un piccolo corteo interno, nel cortile del Filarete, riuscimmo a fuggire e riparammo nei locali dell’Istituto di Storia. In una terza occasione abbandonai la costruzione di una barricata coi banchi e mi rifugiai non mi ricordo più bene dove, forse ai piani superiori.
Non molto coraggioso, vero!

Per quanto riguarda l’”estero” ho partecipato nel 1972, con alcuni amici, alla manifestazione del 1° maggio a Parigi, indetta da numerosi gruppi della Sinistra, e conclusasi con un grande concerto, mentre in Italia si usavano ancora i comizi.

Veniamo a Sondrio.

Sul piano politico, con la fine del Collettivo Marxista Leninista, mentre una parte, come ho detto, si orientava sul Manifesto, per confluire in seguito nel PCI ed altri “trasferivano” a Milano la loro residenza oltre che il loro impegno politico, io e pochi altri decidemmo di impegnarci a Sondrio e provincia; qui demmo vita al Collettivo Lenin, che sempre più si orientava sull’esperienza politica di Avanguardia Operaia e che superava in buona parte la composizione “universitaria” del Collettivo M-L , arricchendosi di ragazzi delle scuole medie superiori (nei primi anni Settanta era finalmente esploso anche a Sondrio il Movimento Studentesco), di alcuni operai, di giovani di Sondrio e dei paesi, che diedero vita in molte realtà di Valtellina e Valchiavenna a “collettivi” politicamente impegnati.

In sintesi le attività:

nelle scuole superiori: alcune occupazioni, tra cui forse la più lunga fu quella delle magistrali, ma anche quelle dell’ITI e dell’IPIA Fossati; numerosi cortei e manifestazioni, tra cui quella numerosissima del ’71 (?) caratterizzata dalla foltissima presenza degli studenti dell’ITI, che, insieme agli “intellettuali” del classico, rappresentava la scuola di punta del Movimento, che in quegli anni si “polarizza” sulle esperienze di Avanguardia Operaia e del M.S. della Statale (Capanna per intenderci); minori le presenze di PDUP e Lotta Continua. Il volantinaggio sui temi legati alla scuola: dalle strutture, alla didattica, all’antiautoritarismo, ma anche ai temi politici nazionali ed internazionali, era un’esperienza quasi quotidiana;

nelle fabbriche: la nostra presenza ai cancelli era costante (la mia in particolare al Fossati, fabbrica tessile di Sondrio), con volantini di sostegno alle lotte, ma anche di critica alle politiche sindacali, a nostro avviso troppo moderate. Anche le industrie valtellinesi negli anni ’70 furono caratterizzate da manifestazioni e scioperi, alcuni anche spontanei e parecchi operai non disdegnavano il confronto con gli “studenti” che stavano ai cancelli, nonostante qualche diffidenza, e alcuni aderirono anche alle nostre proposte politiche. Il punto più alto delle lotte operaie fu raggiunto con la grossissima manifestazione di operai e di popolo, nel ’75, a Sondrio, contro la chiusura del Cotonificio Fossati, a cui purtroppo non potei partecipare.

Sul territorio: già ho parlato dei Collettivi di paese, la cui presenza cominciava nei primi anni ’70 a ramificarsi a livello provinciale; oltre che nel Sondriese noi “simpatizzanti” di Avanguardia Operaia, gruppo nel quale confluimmo ufficialmente agli inizi del ’73 (?), eravamo presenti in Valchiavenna e Tirano-Alta Valle; mentre l’MS era forte nel Sondriese e nel Morbegnese. I campi di intervento erano i più svariati: da quelli locali, come ad es. i trasporti degli studenti, con blocco delle corriere e relative denunce, a quelli politici nazionali, come la campagna contro il senatore Valsecchi, coinvolto, pare, nello scandalo-petroli, che compariva sulle locandine vestito da sceicco.Riguardo alle denunce per il blocco delle corriere, curioso fu l’atteggiamento dell’allora segretario del PCI, che, a fronte di una nostra richiesta di solidarietà verso i compagni denunciati, ci rispose di rivolgerci ai nostri parlamentari (noi eravamo extraparlamentari e non avevamo rappresentanti in parlamento!), riferendosi con questa frase ai parlamentari locali del PSI! In effetti il PSI in quel periodo mostrava un maggiore interesse politico al movimento, o almeno ad alcune sue parti, del PCI locale.

Notevole anche l’impegno internazionalista, significativa in particolare la grande manifestazione a Sondrio contro il golpe in Cile e la morte di Allende. Inoltre abbastanza spesso si organizzavano pullman per partecipare a manifestazioni nazionali (Vietnam, Palestina).

Un capitolo a parte e di notevole importanza è stato quello dell’ Antifascismo: le manifestazioni del 25 aprile in quel periodo erano particolarmente vivaci e partecipate e talvolta ci distinguevamo nei cortei o con comizi separati rispetto a quelli ufficiali o con slogan (la resistenza è rossa, non è democristiana!).

In quel periodo la nostra provincia era attraversata dalle iniziative eversive del MAR, per cui il sentimento antifascista era particolarmente forte.

Questo sentimento si concretizzò in numerose manifestazioni di contestazione delle iniziative del MSI: i neofascisti furono inseguiti per le vie di Sondrio in occasione dell’arrivo di Servello e Borromeo D’ Adda e costretti a riparare nella loro sede, sotto la protezione della polizia; in occasione dell’arrivo di Almirante (’73) fui colpito da un pugno in faccia datomi da un neofascista sondriese che mi spaccò gli occhiali e mi costrinse a farmi medicare al pronto soccorso.

In un’altra occasione io ed alcuni compagni fummo inseguiti da alcuni fascisti locali armati di spranghe; riuscimmo a scappare e a riparare nella Comune di via Trieste; denunciarli? Non usava, non avevamo molta fiducia nello stato e nella giustizia a partire da Piazza Fontana.

Ci fu anche un epico scontro notturno coi fascisti della zona, a Sondrio in piazza Garibaldi e dintorni in cui i “neri” uscirono soccombenti ed uno rischiò di finire nel Mallero, ma io non ero presente e mi fu raccontato.

Nella notte che precedette il voto sul divorzio (’74), poiché si attendevano provocazioni fasciste, Sondrio e paesi vicini furono “pattugliati” da numerose auto piene di compagni, alcuni fascisti vennero incrociati e intimiditi, ma non ci furono violenze.

Un altro episodio di “antifascismo militante” da me vissuto insieme ad altri fu il cosiddetto “assalto al treno”, quando, saliti a Sondrio sul treno in partenza per Morbegno, spintonammo un fascistello che, davanti ad un istituto scolastico, si era presentato armato di coltello, determinando qualche minuto di ritardo nella partenza del treno; seguirono denunce (non so collocarlo esattamente nel tempo).

Un episodio molto importante di quegli anni fu quello legato alla ventilata chiusura di alcuni padiglioni dei sanatori di Sondalo, dove si curava la tubercolosi. In seguito alla decisione di chiuderli iniziò una lotta molto decisa, che portò all’occupazione della statale all’altezza di Bolladore. Un ruolo significativo nella lotta l’ebbe l’Unione dei Comunisti m-l, che aveva alcuni degenti ricoverati in quegli ospedali; l’occupazione della strada durò più giorni e il traffico con l’Alta Valtellina fu completamente bloccato, costringendo anche alcuni camionisti a pernottare negli alberghi di Sondalo. A un certo punto la situazione era diventata insostenibile, non solo per l’incazzatura dei camionisti, ma anche perché era stata mobilitata la allora famigerata Celere di Padova per effettuare lo sgombero.

Alcuni di noi di AO, insieme ad altri del MS, che nella partita avemmo un ruolo marginale, salimmo da Sondrio a Bolladore, per distribuire un volantino di sostegno alla lotta e trovammo una situazione ingestibile, per cui perorammo la decisione di togliere il blocco stradale, di cui si convinsero anche i militanti dell’Unione, resistevano alcuni “irriducibili” di dubbia caratterizzazione politica, qualcuno diceva filofascisti. Proprio quando la decisione di smantellare fu presa, partì la carica della Celere, vittime della quale furono soprattutto i Sondalini che sostenevano la lotta e i degenti, che furono inseguiti fin sulle rive dell’Adda e pesantemente manganellati, comprese donne, anziani, malati, ecc..

Io, insieme ad altri, fuggii (come al solito!) verso il paese di Sondalo. Sgombrata la strada, la vicenda proseguì con dibattiti, iniziative di piazza, di cui una anche a Sondrio, in cui però avemmo un ruolo secondario; seguirono denunce, di cui una anche nei miei confronti, che si conclusero quasi tutte con proscioglimenti.

In tutto quel periodo, grossomodo fino al ’75, andavo a Milano per partecipare ai lavori della Commissione scuola di AO.

Per quanto riguarda gli aspetti in senso lato culturali del ’68 in primo piano è stato per me vivere in modo collettivo le vicende di quegli anni che erano al centro della nostra vita, tanto che ancora adesso, in questo mio racconto, faccio fatica a distinguere tra ciò che ho vissuto in prima persona da quanto si viveva in gruppo.

Diversi erano i “luoghi “ in cui si viveva questa vita collettiva, dal Centro Rosselli, da cui in seguito fummo “espulsi” perché estremisti , alla sede in via Salita Ligari, alla “Comune” di via Trieste, in cui abitavano alcuni compagni/e.

Per quanto riguarda le mie letture, già dai 16 anni ho cominciato a leggere testi di narrativa (fondamentali gli Oscar Mondadori, perché accessibili a basso prezzo), per poi passare dopo il ’68 ai classici del Marxismo, ai marxisti in auge allora, italiani, francesi, americani e, per un certo periodo, ai mitici Che Guevara e Mao .

Molto importante anche la lettura di riviste e quotidiani, dei quali ben tre facevano riferimento all’ultrasinistra con un seguito di opinione di un certo livello.

Non mi ha mai interessato molto l’aspetto musicale, anche se i cantanti “impegnati” degli anni ’70 facevano da sottofondo; preferivo cantare coi compagni le canzoni di lotta.

Non ho mai gradito le “divise” tipiche dei sessantottini: non ho mai indossato l’eschimo e ho cominciato tardi ad indossare i jeans, vestivo in modo tradizionale e trasandato, e, dice mia moglie, mi lavavo poco.

Dopo l’anno del divorzio, dopo l’esplodere del femminismo, vissuto anche da noi in provincia come “separazione” di molte compagne per un nuovo tipo di impegno, inizia quella che è stata allora definita “la lunga marcia all’interno delle istituzioni”, come ricerca di una presenza istituzionale a sinistra del PCI, che raccogliesse le principali forze fino allora extraparlamentari (PDUP, AO, MS, divenuto poi MLS e in seguito anche Lotta Continua).

Nelle amministrative del 1975 si presenta per la prima volta Democrazia Proletaria, come cartello di sigle. DP si presenta anche alle comunali di Sondrio, con un risultato positivo: viene eletto un compagno molto giovane e capace, un vero e proprio intellettuale; anch’io mi presentai, non fui eletto, ma ottenni un buon numero di preferenze.

E’ l’anno della vittoria del Vietnam e della fuga degli Americani ed anche in Italia la Sinistra sembra avviata alla vittoria.

Nelle elezioni politiche del ’76, come Democrazia Proletaria, portiamo avanti una attiva campagna elettorale; DP è ancora un cartello di forze poco omogenee tra loro, ma ci si aspetta di raccogliere sul piano dei voti quanto seminato dal Movimento negli anni precedenti.

Nella nostra provincia io sono candidato alla Camera per DP, faccio comizi in parecchie località, alcuni partecipati, altri meno; mi scopro discrete capacità oratorie e questo mi fa uscire dalla timidezza che aveva accompagnato la mia adolescenza e i primi anni della giovinezza.

I risultati nazionali non sono però soddisfacenti: meno del 2%, che ci consente di eleggere in pugno di deputati; ma il dividendo elettorale del ’68 lo raccoglie il PCI, che raggiunge il suo massimo storico; il risultato locale rispecchia quello nazionale.

Dopo le elezioni, mentre la partecipazione e la “militanza”si affievoliscono, seguo il processo di costituzione di DP in partito, partecipando anche ad alcuni momenti “nazionali”: ricordo Roma,

Milano, Torino. Il tutto si conclude però con una serie di scissioni ed unificazioni, che daranno origine a due piccoli partiti: DP e PdUP.

Quest’ultimo confluirà in seguito nel PCI, mentre DP continuerà con alti e bassi (più bassi che alti, almeno elettoralmente), tenendo vivo lo spirito del ’68; nei primi anni ’90 contribuirà alla nascita di Rifondazione Comunista.

Io manterrò in seguito il rapporto con DP, anche negli anni bui della fine degli anni ’70 e degli anni ’80, contrassegnati dal riflusso e dal terrorismo (delle Br, ma anche fascista e di stato), per qualche mese pagando l’affitto della sede di Salita Ligari, quando ormai non ci si riuniva quasi più nessuno.

Se politicamente eravamo in crisi, continuava però la frequentazione tra compagni e continuavano le feste popolari, prima di Bandiera Rossa, poi del Quotidiano dei Lavoratori, poi di Democrazia Proletaria, che bene reggevano la concorrenza con le tradizionali Feste dell’Unità organizzate dal PCI.

Concludo con il Movimento del ’77, che non fu, a mio parere la “coda” del ’68 e il cui carattere estremamente complesso non intendo analizzare; questo movimento fu portato anche in provincia e ci furono manifestazioni studentesche anche a Sondrio che ne riprendevano i temi con una ideologia un po’ anarchicheggiante.

Io, insieme a un mio amico e compagno milanese, partecipai alla grandissima manifestazione di settembre a Bologna, sfilando nello spezzone di corteo di DP (peraltro esiguo) e mi resi conto della realtà multiforme di questo movimento: dalla gioia delle bande musicali e delle bandiere multicolori, alle botte tra Autonomi ed ex Lotta Continua, che non ho visto direttamente.

Sembrava una nuova alba, ma forse invece era un tramonto!