I VIRUS DELL’ANIMO

I virus dell’animo

 

Non dalla Cina ci viene il corona-

virus, ma è d’origine nostrana,

infetta cuore e mente alla persona,

la incattivisce, attosca e disumana.

 

Parlo della corona che recinge

la testa a moltissimi italiani

di virus, il nome ben dipinge

ogni mal germe che ci rende insani.

 

Razzismo, disprezzo e prepotenza,

odio, malanimo e rancore,

paura, cattiveria e indifferenza,

cinismo, corruzione, e livore:

 

i virus dell’animo son tanti

e vane son mascherine e quarantene,

sono così diffusi e dilaganti

che nessun rimedio pare li contiene.

 

Pur il vaccino c’è, ma lo si tace,

“ama il prossimo tuo come te stesso”:

questo il nome del farmaco efficace

contro ogni virus, e pronto fin da adesso!

 

Meditazioni in tempo di coronavirus

 

Dunque, per restar sani,

per essere vicini

al prossimo,

per abbracciarlo,

bisogna stare lontani?

Dunque, per esser solidali,

occorre farsi solitari,

-ma non soli-?

Per essere liberi,

farsi obbedienti,

e disciplinati consenzienti?

La forza

contro l’invisibile minaccia,

che s’aggira ormai per ogni dove,

ed è in agguato

nei nostri stessi corpi,

sta nella consapevolezza

d’essere come foglia fragili,

e bisognosi tutti di fraterno aiuto;

e che la sola cura 

sta nella paura che si fa prudenza,

che s’arma di coraggio e resilienza;

e nel saper risponder della sorte

del fratello, con premura.

 

E’ tempo che ciascuno faccia scorta

di umanità e ne dia prova:

nel suo fare e nel suo pensare,

nella sua casa:

grato d’avercela una casa

non ci muri dentro e cuore e mente!

Il multiforme morbo non concede

insipienze di gesti e di parole

o sciocche supponenze:

troppo si parla in tempo di ignoranze,

troppo si fa uso di ordinanze

-ora insensate, or prevaricanti -;

solo parli chi di più conosce,

sol si sobbarchi

chi ha rettitudine e saggezza.

 

Vigili ciascuno il suo silenzio;

riesamini ogni cosa e poi ritenga

solo il bene comune,

per intraprendere le giuste strade

con ravveduto piede.

 

 

 La grande disarmonia

 

Tutti questi canti mattutini

degli uccelli musici contenti;

tutto questo verde che risale

nuovo dalla terra e che riveste

di pure foglie i rami delle piante;

tutti questi fiori di ciliegi

che splendono sui colli di candore;

tutto questo azzurro che sorride

intenerito sopra i dì di aprile;

tutto questo pacifico fervore 

del grande germinare sulla terra.

 

E tutte queste bare in lunga fila

di morti soli e soli seppelliti,

con lacrime lontane e chiuse pene;

e i diuturni silenzi che s’accampano

su strade e piazze di città deserte;

e i giardini senza più bambini

e senza anziani allontanati in casa;

e questo andare muto e solitario

di rara gente fuggitiva e schiva;

e queste moltitudini crescenti

di poveri e smarriti…

 

La disarmonia dintorno è grande:

in questa Primavera tutta sola,

ne senti in cuore la lacerazione.

 

 

Nondimeno

 

Che tu pianga o rida,

che d’amore o sdegno o d’ira

il tuo cuore avvampi,

che angoscia prema o pietà lo stringa,

il sole fa il suo corso,

il fiume scorre,

le montagne stanno,

gli eventi si compiono.

 

L’irrilevanza tua apprendi,

ma nondimeno,

nondimeno a restare umani.

 

 

Luigi Fioravanti